L'anno scorso, nonostante i due mesi di blocco causati dal confinamento, il numero complessivo di notifiche registrate dall'Associazione interprofessionale di controllo (AIC) ha quasi raggiunto quota 25'000. Il dato è superiore sia al 2019 che al 2018 di oltre 2'000 notifiche. Questo perché - ha spiegato l'Associazione che controlla il lavoro delle ditte estere in Ticino - il Cantone al sud delle Alpi è rimasto attrattivo, soprattutto quando gli aiuti covid in Italia stentavano ad arrivare.
Le violazioni concernono ad esempio il mancato avviso d'arrivo sul territorio, il rispetto del salario minimo e quello degli orari di lavoro. Ma il dato che sorprende, visto l'anno particolare, è l'aumento delle notifiche sul territorio, rispetto agli anni precedenti.
“C’è stata un’impennata – chiosa il presidente dell'AIC Renzo Ambrosetti – dovuta secondo noi in particolare al fatto che in Italia malgrado fossero promessi sostegni finanziari questo non è avvenuto come da noi in Svizzera. Da noi le ditte hanno ricevuto degli aiuti, che con l’orario ridotto hanno permesso di calmierare un po’ la situazione”.
Per quanto riguarda invece l'inizio di questo 2021, si vede un calo delle notifiche registrate, un po' per effetto della terza ondata, ma anche per il rallentamento generale del mercato, commenta l'ispettore capo, Bruno Zarro.
In futuro l'associazione lavorerà all'implementazione di un badge elettronico, che permetterà un maggior controllo sulla mano d'opera. Mentre per quanto riguarda l'organizzazione: l'attuale vice ispettore capo Mattia Rizza prenderà il posto di Bruno Zarro in seguito al pensionamento.

La pandemia non ferma i padroncini
Il Quotidiano 02.07.2021, 21:30





