I mercati internazionali sono tornati a sorridere all'industria ticinese, la congiuntura estera è migliorata con un guadagno di fiducia nella zona euro e la ripresa negli Stati Uniti, ma gli industriali ticinesi non possono stare tranquilli e concentrarsi sul consolidamento della ripresa del settore. Ora a preoccupare è la situazione sul fronte interno, quello elvetico, a causa del ritorno dei contingenti per la manodopera estera dovuto al voto del 9 febbraio e della prossima votazione sul salario minimo.
La situazione di chiaroscuro per il settore è stata sottolineata giovedì nel corso di una conferenza stampa per fare il punto alla situazione dei vertici dell’Associazione industrie ticinesi ( AITI ) che riunisce 200 aziende con un totale di 14'000 addetti e una cifra d’affari di 16 miliardi.
Il periodo non è tranquillo, hanno rilevato tanto il presidente Daniele Lotti, secondo il quale l’aumento del frontalierato non è causato dalla politica delle assunzioni degli industriali, quanto il direttore Stefano Modenini che ha criticato l’atteggiamento oltranzista dei sindacati.
Red.MM/Diem
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CSI 18.00 Il servizio di Furio Ghielmini
RSI Info 27.02.2014, 18:53








