Ticino e Grigioni

Abusi sessuali al Ciani, chiesti sei anni

La difesa per l'assoluzione

  • 13.02.2012, 19:43
  • 4 maggio, 12:07
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Una pena di sei anni per entrambi gli imputati accusati, tra l'altro, di ripetuta violenza carnale e ripetuta coazione sessuale nei confronti di una 34enne. Questa, in sintesi, è la richiesta di pena avanzata oggi, durante la requisitoria, dal procuratore pubblico Nicola Respini.

Stamani, davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano, sono comparsi due dei quattro giovani tunisini accusati di aver stuprato una ticinese, la sera del 28 maggio dello scorso anno al Parco Ciani. I due imputati, un 23enne e un 21enne finiti in carcere lo scorso mese di agosto, negano ogni addebito e soprattutto negano di aver fatto ubriacare la vittima per poterne abusare poiché, "era consenziente".

Per la difesa non c'è prova dell'ubriachezza della vittima

La difesa mette in dubbio che la donna fosse completamente ubriaca: di questo "mancano le prove", ha detto il legale di uno dei due imputati, Pietro Simona. La sua richiesta è stata quindi di proscioglimento o di una pena massima di 3 anni. Pure per Mattia Guerra, difensore del secondo tunisino alla sbarra, la donna era in grado di resistere e quella commessa dal suo assistito è una grave bravata ma non una coazione sessuale né una violenza carnale. Il giovane andrebbe dunque assolto. Se condannato, si dovrebbe comunque tenere conto della giovane età, dei 6 mesi già trascorsi in carcere, della sua situazione personale di richiedente l'asilo e della sua incensuratezza. La pena non dovrebbe quindi superare i 24 mesi sospesi. La sentenza è attesa per domani pomeriggio.

La ricostruzione

La donna, un passato difficile, già nota a diversi servizi assistenziali del Cantone, era stata ritrovata seminuda e in stato confusionale dall'agente di sicurezza che stava chiudendo i cancelli del Ciani. Quel giorno giunge al Parco aggregandosi a una festa improvvisata; la donna beve e consuma della marijuana.

È lì che il quartetto di richiedenti l'asilo la nota e, secondo il Procuratore pubblico Nicola Respini, decide di continuare a farla bere per poi approfittarne sessualmente. Almeno cinque volte, senza che lei possa opporsi, offuscata dall'alcool e dalla droga.

Un racconto incerto

“Si poteva facilmente avvicinare perché era un po' ubriaca”, dichiara uno degli imputati in un verbale citato dal presidente Mauro Ermani. È a questo punto che il racconto dei due, incalzati in aula dal giudice, comincia a farsi incerto. A loro carico l'accusa fa valere diverse prove, come gli esami del DNA e i referti medici. “Mi sentivo in colpa”, ha detto il 21enne, “perché sapevo di aver fatto qualcosa di sbagliato davanti a Dio”.

Gli imputati sono giunti in Ticino seguendo strade diverse. Uno è stato fermato mentre cercava di raggiungere il Belgio dopo essere passato da Francia e Italia, l'altro è sbarcato a Lampedusa ed ha rapidamente risalito la Penisola per entrare in Svizzera. In entrambi i casi la domanda d'asilo è stata respinta poiché andava presentata rispettivamente in Francia e Italia.

Antonio Civile, Angelo D'Andrea

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