Il programma di regolarizzazione tra le banche elvetiche e il fisco statunitense — appena conclusosi — ha lasciato il segno anche sulla piazza finanziaria ticinese. La banca che ha pagato di più a livello nazionale è la BSI che ha dovuto sborsare più di tutte, vale a dire 211 milioni di dollari per "regolare i conti" con il paese a stelle e strisce, al contrario dell'altro istituto di credito ticinese, BIM, che se l'è cavata con zero dollari.
Lars Schlichting, avvocato e partner presso KPMG — da noi contattato venerdì — ha spiegato il perché della differenza così consistente (ascolta l'audio): "Il meccanismo delle multe era alquanto complesso e penalizzava quelle banche che avevano tanti clienti americani acquisiti negli ultimi anni, mentre favoriva quelle che avevano una clientela storica e che erano riuscite a spingerla a regolarizzare i loro averi".
"La piazza finanziaria è indebolita — ha concluso l'esperto ai microfoni della RSI —. Gli istituti di credito non hanno potuto investire oppure hanno dovuto bloccare dei progetti che potevano renderli più concorrenziali".
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