Il "no" dei cittadini al Parco nazionale del Locarnese ha permesso di riattivare il progetto sviluppato dal canton Ticino per istituire delle cosiddette "Zone di tranquillità".
Sono una quarantina le zone distribuite dal Mendrisiotto all'Alto Ticino e si tratta di aree protette durante alcuni periodi dell'anno, nei quali vengono imposti vincoli precisi per non disturbare gli animali nel loro habitat naturale.
Le schede, complete di cartine, specie da tutelare, destinatari dei divieti, periodi vincolanti e disposizioni, erano apparse, seppur in un documento provvisorio, qualche mese fa sul sito web del comitato contrario al Parco del Locarnese.
La documentazione finale è ormai in dirittura d'arrivo, come ha confermato Patrick Luraschi, della Sezione forestale del Dipartimento del Territorio. "Si tratta di circa il 2% del territorio cantonale che avrà limitazioni soprattutto in determinati periodi dell'anno, in particolare durante l'inverno", ha spiegato.
Nella maggior parte dei cantoni, queste zone sono già una realtà, alcune con divieti, altre solo con alcune raccomandazioni.
Nel frattempo, persiste il conflitto tra la necessità di tutelare gli animali e quella di garantire adeguato spazio alle persone che nel loro tempo libero frequentano l'habitat naturale della fauna. "Non siamo di principio contrari ma le zone di tranquillità devono essere ben motivate" - ha spiegato Giovanni Galli, presidente del CAS Ticino.
Il Club Alpino Svizzero è stato coinvolto in fase di allestimento ma si esprimerà solo durante la fase di consultazione, cercando di tutelare ove possibile la libertà di movimento.
CSI 18.00 del 17.07.2018 - L'intervista a Giovanni Galli, presidente del CAS Ticino
RSI Info 17.07.2018, 20:08
Contenuto audio





