A Palazzo di Giustizia uno dei due agenti della comunale di Lugano era già conosciuto. Il 30enne aveva infatti un procedimento penale pendente, legato oltretutto a una vicenda più o meno analoga. L’inchiesta, condotta dal procuratore generale John Noseda, riguarda un intervento effettuato in via Peri nell’aprile dello scorso anno. Abuso di autorità, vie di fatto e ingiuria i reati ipotizzati. L’incarto - come detto - è tuttora aperto. Al momento il poliziotto risulta quindi incensurato.
Intanto proseguono gli accertamenti sul pestaggio di Arogno . La vittima ha potuto lasciare l’ospedale Civico, e stamane è stata sentita dal procuratore pubblico Amos Pagnamenta. Il 37enne rumeno ha fornito la sua versione. Una versione a tratti diversa da quella dei poliziotti; tanto da indurre il magistrato a disporre, per il tardo pomeriggio, un confronto diretto tra le parti.
I due indagati ammettono d’avergli dato alcune pedate, come ammettono l’uso del manganello. Smentiscono però di avere adoperato lo sfollagente per colpirlo sul volto. Le ferite riportate al naso e all’arcata sopracciliare – sostengono – se le sarebbe procurate cadendo. Il 37enne, invece, ha parlato espressamente di pugni e manganellate alla testa.
Stesso discorso per l’antefatto in stazione. Gli agenti – e di questo c’è peraltro conferma – hanno spiegato di essere intervenuti a causa di un alterco, scoppiato tra il rumeno, un suo amico e – sul fronte opposto – un tossicodipendente. Circostanze che oggi lui ha però negato; “Ero ubriaco, sì, ma non stavo facendo nulla di male”.
Francesco Lepori
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