Ammontano a oltre tre milioni di euro le malversazioni di cui deve rispondere un 65enne del Luganese. L’uomo gestiva varie società per conto di un fiduciario italiano attivo sul Ceresio. O così perlomeno credeva, come credeva – sempre secondo la sua versione – che il castello finanziario servisse unicamente a fini fiscali. I soldi, in realtà, appartenevano a un cliente (pure italiano) del fiduciario in questione, e lo scopo delle operazioni sarebbe stato ben altro: soffiargli l’ingente patrimonio.
Il bizzarro fermo del pensionato ticinese, avvenuto mercoledì, venerdì ha portato alla sua scarcerazione. Gli agenti si sono dimenticati di sequestrargli il telefonino, e proprio mentre si trovava in polizia ha ricevuto la chiamata di uno degli altri due imputati. La conversazione è durata solo alcuni minuti. Abbastanza per far cadere però il pericolo d’inquinamento delle prove, e quindi – ha stabilito il giudice dei provvedimenti coercitivi - i presupposti dell’arresto.
Il 65enne resta comunque indagato per truffa e amministrazione infedele. Sotto inchiesta figurano pure il fiduciario e il partner del suo studio.
Francesco Lepori
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