Sul tavolo della Fondazione Azione Posti Liberi ci sono ancora sei dossier; incarti di famiglie - provenienti da Ucraina, Eritrea e Siria - richiedenti asilo che secondo gli avvocati avrebbero il diritto di rimanere in Ticino e sui quali invece pende un mandato di espulsione. Per chi risiede al centro per richiedenti l'asilo di Cadro è stato chiesto l'intervento di uno psicologo dopo l'espulsione verso l'Italia di una famiglia eritrea (vedi correlato).
"Ci sono dei bambini. E alcuni sono malati. Stiamo facendo la raccolta dei documenti medici. Perché finché non c'è una condizione di salute tale da permettere il volo non possono essere inviati da nessuna parte", spiega Immacolata Iglio Rezzonico, legale della Fondazione Azione posti liberi, che sta seguendo questi casi.
Ci sarebbe la possibilità di fare ricorso all'ONU. "Questa decisione provvisoria non è vincolante. Ma la Svizzera di solito si attiene anche a queste decisioni. Se poi l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, analizzato tutto il dossier, riterrà che col trasferimento verrebbero infranti i diritti umani, allora sì, questa decisione diventerebbe vincolante per la Svizzera", spiega Anja Klug, la responsabile elvetica dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. "Noi osserviamo che la Segreteria di stato della migrazione è molto rigorosa sui casi Dublino. Riteniamo che non consideri sufficientemente le costellazioni particolari, con persone traumatizzate e famiglie. Il nostro appello è di tener conto maggiormente dei casi particolarmente vulnerabili", conclude.
CSI/redMM






