Il regime siriano ha cercato più volte di acquisire tecnologia elvetica (fra cui pompe, valvole e motori speciali) necessaria alla costruzione di armi di distruzione di massa. Lo hanno rivelato lunedì Tages-Anzeiger e Bund.
La Segreteria di Stato dell'economia (SECO) ha indicato d'aver bloccato, dal 1998, 14 domande d'esportazione di materiale sensibile (che serve per scopi sia civili, sia militari) per un valore complessivo di 1,7 milioni di franchi.
Soffiate dei servizi segreti USA
Alcuni tentativi di depistaggio messi in opera delle autorità di Damasco per celare l'identità dei destinatari delle forniture sono stati sventati grazie a soffiate dei servizi segreti statunitensi, che leggevano le mail delle società svizzere coinvolte.
I giornali citano ad esempio due casi in cui gli acquirenti hanno fatto uso di una società di comodo in Giordania e di un’impresa inesistente in Nigeria. Dai documenti svelati da Wikileaks emerge che l'ambasciata USA è intervenuta più volte discretamente, fornendo alla SECO informazioni.
Da cinque anni la Svizzera non fornisce più alla Siria alcun materiale sottoposto ad autorizzazione.
Red MM
Materiale ordinato dalla società AOS Technologies di Baden
Tra le società elvetiche a cui è stato ordinato materiale vi è la AOS Technologies di Baden (AG), che si era vista richiedere nel 2009 da una università siriana una videocamera speciale ad alta velocità, utilizzabile anche in ambito militare, per esempio per test missilistici. L'azienda si era quindi rivolta come prassi alla SECO, accorgendosi però che i controllori già sapevano dell'ordinazione. “Ci siamo resi conto che la nostra posta elettronica era sorvegliata”, ha spiegato il presidente del cda Rudolf Hug.
Anche Rudolf Haas, proprietario dell'impresa Quartzcom a Bettlach (SO), che produce chip elettronici di alta qualità, riferisce come la SECO sia intervenuta più volte facendo riferimento a informazioni di servizi di intelligence stranieri.






