L’inverno appena passato lascerà un brutto ricordo al caseificio della Valmonastero che, a causa della contaminazione di una parte del suo latte, è costretto a rinunciare ai formaggi prodotti in dicembre e in gennaio.
L'acido butirrico derivato dai mangimi insilati di uno degli associati ha infatti reso le forme rancide. Un episodio che mette in cattiva luce una struttura altrimenti nota per la qualità dei sui prodotti, ma che non è destinato a ripetersi. A partire dal prossimo autunno i 15 produttori che fanno capo alla struttura rinunceranno totalmente al foraggio insilato, tornando ai soli e tradizionali erba e fieno.
"Del centinaio di tonnellate di formaggio dell’alpe prodotte l’anno scorso soltanto un sesto rimarrà invenduto, non perché pericoloso per la salute, ma perché immangiabile", spiega il biocontadino e presidente della cooperativa di valle Gian Bott.
Nessuna caccia al colpevole però: "Una parte dei circa 100'000 franchi persi li recupereremo grazie all’assicurazione, il resto si ripercuoterà negativamente sul prezzo pagato per il nostro latte, che viene incassato solo dopo la vendita del formaggio".
Le forme avariate per il momento rimarranno immagazzinate, "poi si vedrà" conclude Bott.
RG/dielle





