Nuovi sviluppi nella vicenda del bimbo rumeno di 8 anni che una coppia di Aldesago tentò di acquistare a febbraio nel Messinese. Tre persone, tra cui gli stessi coniugi del Luganese, sono state poste ai domiciliari e per altre sette è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza. Le accuse sono, a vario titolo, di riduzione in schiavitù, false attestazioni a pubblico ufficiale sulla identità personale, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, supposizione di stato di un fanciullo, millantato credito e violenza privata con l'aggravante del metodo mafioso.
I due, ossessionati dall’avere un figlio maschio, grazie a falsi certificati avevano registrato all’anagrafe italiana e allo Stato civile ticinese un figlio in realtà mai nato, così da non destare il minimo sospetto se fossero riusciti a recarsi in Svizzera col bambino.
Marito e moglie avevano trascorso rispettivamente 30 giorni in carcere e ai domiciliari con l’accusa di riduzione in schiavitù. Reato che il Tribunale delle libertà aveva stabilito non potersi configurare in un caso del genere: per i due era dunque stato disposto l’obbligo di dimora. Oggi invece una nuova privazione della libertà.
ansa/mrj/ludoC
Dal Quotidiano:
12.05.2015: Si allarga l'inchiesta sulla compravendita di un bimbo da parte di una coppia di Aldesago



