La gravità dei reati commessi dai coinvolti nella vendita per 30'000 euro del bambino rumeno ad una coppia domiciliata nel Luganese è stata fortemente ridimensionata dal Tribunale della libertà di Messina.
Martedì giudici, si apprende dai quotidiani italiani, hanno escluso i due capi di imputazione più gravi sostenuti dai magistrati (riduzione in schiavitù e alienazione o acquisto di schiavo) poiché non configurabili nel caso di un’adozione. Pertanto è stata ordinata la scarcerazione del fratello maggiore del bimbo che prossimamente sarà seguita dal ritorno in libertà anche della mamma. Nel frattempo è pure stata revocata la detenzione dei due intermediari della compravendita arrestati in auto insieme ai due rumeni all’arrivo a Messina.
Nei prossimi giorni lo stesso Tribunale esaminerà la posizione della coppia acquirente fermata il 26 febbraio: il marito è in carcere, mentre la moglie si trova ai domiciliari.
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