Una quindicina di aziende ticinesi reclamano i soldi per i lavori svolti, tra piccoli artigiani e imprese. Committenti facoltosi, ma non solo, che hanno pagato in anticipo gran parte delle opere commissionate a un’impresa generale sulla base della fiducia nei confronti del responsabile. Ora non sanno dove siano finiti i soldi versati per la realizzazione o la ristrutturazione dei loro immobili. Un buco da diversi milioni di franchi. Lavori iniziati e mai terminati.
Imprese e artigiani non pagati
“Io non avrei mai pensato che questo signore mi fregasse così, nel modo che ha fatto… Con questa situazione non so quando riuscirò a riprendermi economicamente. Sono messo malissimo, davvero malissimo, perché sono tanti debiti che si accumulano e ha causato un disagio alla famiglia. Tremenda questa cosa!” È la testimonianza, rilasciata a Falò, di Pedro Molina, titolare di una ditta individuale che svolge diverse tipologie di lavoro nel settore edile. Il signor Molina è uno dei tanti artigiani o imprenditori danneggiati per opere non pagate o pagate parzialmente, svolte in diversi cantieri. Al centro di questa vicenda vi è Umbau Tessin, un’impresa generale con sede a Locarno.
Tra le ditte danneggiate vi è anche la Elmic di Paradiso, che occupa cinque persone. Questa impresa, specializzata nella progettazione, fornitura e posa di porte automatiche, portoni industriali e serrande motorizzate, è attiva dal 1994: “È una grossa delusione, perché io in vent’anni di ditta ci ho perso sette-ottomila franchi, in vent’anni! E in questo caso, in un colpo solo abbiamo perso 40’000 franchi. Insomma, è dura!” racconta a Falò Caspar Weber, fondatore di Elmic Sagl di Paradiso, che aggiunge: “Incantava perché aveva una clientela di alto livello, con ville di lusso”.
Dalla Russia alla Svizzera. Chi è il responsabile di Umbau Tessin?
Ma chi è il proprietario e amministratore (socio gerente) di Umbau Tessin? Ad avergli fatto acquisire notorietà come imprenditore è stata la sua attività in Russia, svolta per ben 27 anni, dal 1993 al 2020. Venne intervistato nel 2018 dai colleghi di SRF nell’ambito di un reportage sugli imprenditori svizzeri impegnati in Russia, adattato e diffuso anche da RSI. La sua impresa generale, la Lei Bau AG, con sede a Mosca, aveva vinto l’appalto principale per la realizzazione dell’ambasciata svizzera a Mosca: una commessa pubblica da circa 25 milioni di franchi. L’inaugurazione dell’opera era avvenuta il 18 giugno 2019, alla presenza delle autorità elvetiche e russe. L’imprenditore svizzero si era trasferito nel Locarnese nel 2020, a 63 anni, fondando l’impresa generale Umbau Tessin Sagl.
Un buco attorno ai 5 milioni di franchi e fallimenti
I precetti esecutivi di tutte le parti danneggiate, committenti compresi, superavano, fino a tre mesi fa, i cinque milioni di franchi. Una quindicina le imprese toccate, soprattutto del Locarnese. Il fallimento di Umbau Tessin Sagl è avvenuto lo scorso 9 marzo, pronunciato con decisione della Pretura del Distretto di Locarno città, come si legge sul registro di commercio.
E non è il primo fallimento in Svizzera per il responsabile (socio gerente) di Umbau Tessin. Nel Canton Grigioni, nel 2017, era fallita la Russ Bau AG, società di cui era cofondatore e vicepresidente con diritto di firma. Lo scopo? La gestione di un’impresa di ingegneria civile che realizza prevalentemente progetti edilizi all’estero.
E sempre in Ticino, la stessa sorte è avvenuta per la Immobilien Tessin Sagl, il cui scopo era la prestazione di servizi nel settore fiduciario immobiliare. Il responsabile è lo stesso della fallita Umbau Tessin Sagl.
L’inchiesta del Ministero pubblico ticinese
Lo scorso settembre il responsabile di Umbau Tessin è stato arrestato. L’imprenditore è stato trasferito al carcere penale La Stampa, visto che ha chiesto l’espiazione anticipata della pena. Cinque i reati ipotizzati dalla procura: truffa, appropriazione indebita, amministrazione infedele, omissione della contabilità e riciclaggio di denaro. L’inchiesta è coordinata dalla procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti. Contattata da noi, la legale dell’imprenditore arrestato, Giorgia Maffei, non ha rilasciato dichiarazioni. Per il suo assistito vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Dove sono finiti i soldi dei committenti?
Gli accusatori privati sono una decina, tra artigiani e committenti. Ma dove sono finiti i soldi incassati per la realizzazione delle opere? Quello che sappiamo è che tra le ipotesi di reato del Ministero pubblico ticinese figura anche il riciclaggio di denaro. Una decina le perquisizioni avvenute presso le sedi di alcune banche e di società che emettono carte di credito. La Procura ticinese si sta concentrando sulla ricostruzione dei danni sul territorio cantonale. Al momento non sono previste richieste di assistenza giudiziaria internazionale.
“Una decina di imprese toccate da questo fallimento hanno discusso dell’accaduto e insieme abbiamo intrapreso le vie legali che dovevamo intraprendere” dichiara Marco Franscella, responsabile della ditta di famiglia attiva a Minusio e specializzata in metal-costruzioni, che aggiunge: “Se devo dire la verità, penso che non arriveremo mai a incassare i soldi che ci spettano: non siamo abbastanza protetti dalla legge in questo caso”.
Tra i diversi rappresentanti legali dei committenti, a Falò si è espresso l’avvocato luganese Hugo Haab: “Su richiesta di questo impresario i miei mandanti hanno accettato di pagare anticipatamente quasi la totalità del prezzo concordato, quindi quasi il 90% di una cifra superiore al mezzo milione. Hanno fatto questo perché si fidavano del soggetto in questione. Bisogna anche capire che all’epoca i miei mandanti non erano seguiti da un legale. Poi è successo che, in una prima fase, le opere sono state avviate in maniera anche tempestiva e poi, dopo qualche mese, è giunta un’ipoteca legale da parte di un artigiano, quindi da un subappaltatore, al quale l’impresa in questione aveva fatto eseguire alcune opere. A quel momento i miei mandanti si sono spaventati, hanno chiesto informazioni dettagliate a questa impresa e, purtroppo, è emerso che buona parte, se non addirittura quasi la totalità dell’importo che loro avevano pagato, era stata impiegata non per le loro opere, ma per altri scopi, non chiaramente nell’interesse dei miei mandanti.”
Le ipoteche legali che pesano sui committenti
Franscella è una di quelle ditte che dovrà assorbire il colpo, perché non ha potuto iscrivere un’ipoteca legale per recuperare quanto dovuto. Sono riuscite a farlo invece Pedro Molina, altri artigiani e un’impresa di costruzione inizialmente esposta per circa un milione di franchi. Un’ipoteca legale è una possibilità che limita i danni per le imprese, ma che si ripercuote sui committenti, i quali rischiano che il proprio immobile venga messo all’asta, come ci spiega in generale il capo della Sezione esecuzione e fallimento del Canton Ticino, Fernando Piccirilli: “Gli artigiani possono tutelarsi facendo iscrivere al registro fondiario un’ipoteca legale sull’immobile sul quale hanno eseguito i lavori. Lo possono fare fino a quattro mesi dalla conclusione dei lavori. In questo modo, in caso di mancato pagamento e quindi di conseguente messa all’asta dell’immobile, il loro credito, la loro pretesa verrà pagata dalla vendita dell’immobile stesso.” Ma chi sono le vere vittime in caso di fallimento di un’impresa generale? “Le vere vittime sono i committenti” afferma Piccirilli, “proprio perché rischiano di dover pagare due volte le opere appaltate e, in caso di fallimento della ditta, di trovarsi con opere incompiute da dover poi riappaltare.”
Le indagini di Falò e la pista russa
Sul versante russo Falò ha svolto alcune indagini. Per la sua precedente attività l’imprenditore svizzero aveva contratto debiti. Una decisione del Tribunale arbitrale della città di Mosca dimostra che l’impresa, che aveva realizzato l’ambasciata svizzera nella capitale russa, era stata messa in fallimento il 3 dicembre 2018, ovvero appena sei mesi prima dell’inaugurazione dell’opera. Interpellato da Falò, l’Ufficio federale delle costruzioni e della logistica del Dipartimento federale delle finanze ha precisato che la consegna dell’opera era avvenuta a fine maggio 2018. Alla luce di questa risposta, è stato chiesto se durante l’esecuzione dei lavori si fosse a conoscenza di debiti della Lei Bau AG.
“No, non lo sapevamo” ha risposto l’ufficio federale incaricato. “Tuttavia, i dipendenti dei subappaltatori ci hanno riferito di aver ricevuto i loro salari in ritardo. Questo però non costituisce una prova che la Lei Bau AG di Mosca fosse indebitata.”
Sta di fatto che l’Ufficio federale delle costruzioni e della logistica ha agito prontamente: “Insieme a un amministratore fiduciario esterno, abbiamo garantito che i pagamenti parziali dell’Ufficio federale delle costruzioni e della logistica alla Lei Bau AG Mosca fossero versati direttamente agli artigiani tramite l’ambasciata e contro ricevuta. I subappaltatori hanno completato tutti i lavori di costruzione secondo il contratto con l’impresa generale Lei Bau AG.”
La garanzia bancaria per pagare le opere in Russia
Per pagare i subappaltatori l’Ufficio federale ha utilizzato una parte della garanzia iniziale di tre milioni di franchi di un istituto finanziario, che l’impresa generale aveva presentato per partecipare alla gara d’appalto. Fondi che, in parte, l’imprenditore svizzero è stato chiamato a restituire, a titolo personale, ai creditori, sempre su decisione di un tribunale russo. Altri creditori si sarebbero attivati in Svizzera per recuperare quanto dovuto. Ma al di là delle vicende estere, i committenti e gli artigiani danneggiati dovranno contare soltanto su quanto si riuscirà a recuperare in Ticino.
“Il problema in questo caso è più l’incasso effettivo, perché è possibile ottenere ragione da un tribunale, ma poi c’è il problema di andare a recuperare questi soldi, soprattutto se, come in questo caso, l’azienda poi chiude o comunque vi è una grande quantità di altri creditori. E quindi poter incassare tutto quanto spetterebbe ai miei mandanti di fatto diventa impossibile”, conclude l’avvocato Hugo Haab.
Altri interessi all’estero
Quello che Falò ha ricostruito è che il responsabile di Umbau Tessin è anche l’amministratore delegato della società germanica Swisstroy Deutschland. Inoltre, risulta essere direttore di una società offshore alle Isole Vergini britanniche, grazie alla quale l’imprenditore svizzero sarebbe comproprietario di un catamarano, che si trova all’estero, del valore di circa tre milioni di franchi.
Il Ministero pubblico ticinese sta cercando di ricostruire quanto avvenuto in Ticino. Per l’imprenditore indagato, in regime di espiazione anticipata della pena, vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.







