Non sembra esserci pace per l’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi (GPC), che con la votazione popolare del 12 febbraio scorso si è visto confermare da quattro a tre la riduzione del numero dei magistrati, decisa nell’ambito delle misure di risparmio.
Il carico di lavoro è insostenibile – sostengono i giudici interessati. Tanto che, dopo un incontro tenutosi il 22 maggio con il Dipartimento delle istituzioni, sono tornati alla carica. Mercoledì hanno scritto al Consigliere di Stato Norman Gobbi, chiedendo di potenziare l’Ufficio o, in alternativa, di ridurre le sue competenze; possibilità contemplata peraltro dal messaggio governativo licenziato a suo tempo. La lettera è stata firmata da tutti e tre i giudici, presidente compreso.
Ora non resta che attendere la risposta. Gobbi, da noi interpellato, ha preferito non rilasciare dichiarazioni.
Francesco Lepori
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