Ticino e Grigioni

Caso Diebold, nuova perizia

Ipotizzata una media scemata responsabilità

  • 24.11.2012, 19:56
  • 4 maggio, 12:12
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Al momento dei fatti, Hans-Peter Maier era capace d’intendere e volere? Oppure può beneficiare di una scemata imputabilità? E se sì, in che misura? La procura sostiene la tesi del delitto premeditato. Il 50enne germanico avrebbe accoltellato Matteo Diebold per nascondere le malversazioni compiute a suo danno. Da qui l’accusa di assassinio. Se così fosse, nessun dubbio: Maier – affermano tutti e tre gli esperti interpellati - era pienamente consapevole dei propri atti.

Ma per la difesa non vi fu, al contrario, alcuna premeditazione. Si tratterebbe del classico delitto passionale. Ed è su questa seconda ipotesi che l’opinione dei periti diverge. Lo psichiatra nominato dal ministero pubblico, il dottor Carlo Calanchini, indica una lieve scemata responsabilità. Nell’infliggere le primissime coltellate Maier avrebbe infatti agito d’impulso. Solo più tardi avrebbe riacquisito la piena lucidità.

Una lettura in due fasi, insomma, che non ha convinto il presidente della Corte; tanto da indurre il giudice Mauro Ermani a ordinare, a un esperto lucernese, una seconda perizia. Il suo rapporto, consegnato nei giorni scorsi, propende per una scemata imputabilità di grado medio. Una differenza non da poco, se si pensa che la pena verrebbe dimezzata. C’è poi il terzo parere, con una terza conclusione: quella del perito designato dai famigliari della vittima, il professor Ugo Fornari. Premeditazione o no – spiega Fornari – Hans-Peter Maier era completamente capace d’intendere.

La settimana prossima il giudice incontrerà le parti. L’udienza preliminare è stata voluta innanzitutto proprio per discutere delle audizioni dei periti. Un aspetto cruciale del processo, ormai alle porte. Il dibattimento, che durerà almeno una settimana, inizierà infatti il 10 dicembre.

di Francesco Lepori

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