La tormentata vicenda dei diari di Mussolini si è finalmente conclusa; almeno sul fronte penale.
Il Tribunale federale ha infatti emesso la sua sentenza, respingendo sia il ricorso dell’imputato, sia quello inoltrato dalla procura. I giudici di Mon Repos hanno dunque confermato quanto stabilito nel 2013 dalla Corte d’Appello. L’uomo che funse da intermediario nella compravendita delle cinque agende fasulle è colpevole di falsità in documenti, ma non del reato (più grave) di tentata truffa processuale. Da qui la condanna, ormai definitiva, a una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere sospesa per due anni.
Resta aperta la causa civile, dalla quale nel 2010 nacquero appunto gli strascichi penali. Al pretore il 44enne ticinese presentò una ricevuta da 30mila euro, versati al figlio del Duce per la consulenza fornita. Ricevuta poi risultata fittizia. La firma di Romano Mussolini era stata falsificata.
L’accusa sosteneva inoltre che il pagamento non fosse mai stato effettuato, e che l’intermediario avesse indicato l’importo di 30mila euro unicamente nel tentativo di giustificare l’ingente somma trattenuta dopo la vendita dei diari. Ma su questo punto, come detto, Losanna ha dato ragione al 44enne. Vari indizi depongono a favore dell’avvenuto pagamento.
Francesco Lepori
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CSI 12.05 - Il servizio di Francesco Lepori
RSI Info 17.02.2014, 12:53
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