Dopo quasi dieci anni di attesa, giovedì è comparso alla sbarra a Lugano il proprietario “dell’ecomostro di Breganzona” (un complesso di due palazzine); il cantiere si fermò nel 2014 e i resti rimasero per anni a deturpare il paesaggio, distruggendo le speranze di chi in quegli appartamenti - venduti tra gli 800’000 e il milione di franchi - aveva investito il proprio denaro. Il 49enne, di Bellinzona, è stato condannato a una pena di tre anni di carcere; aveva però già scontato sei mesi nel 2015, il resto della pena e quindi sospeso, non tornerà in prigione.
La vicenda, appunto, risale a una decina di anni fa, quando in Ticino facevano discutere i cantieri abbandonati legati al crac dell’impresa di costruzioni Adria. Adria era l’impresa a cui era stata affidata anche la costruzione di quello che fu poi ribattezzato “l’ecomostro di Breganzona”. Il proprietario era un imprenditore immobiliare di Bellinzona che è stato accusato di aver truffato più persone, intascando acconti e promettendo appartamenti e case mai consegnate.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Caso-Adria-condannati-in-tre--2268932.html
Oggi il 49enne è stato condannato e gli anni trascorsi dai fatti, come è stato spiegato in aula, hanno influito pesantemente nella commisurazione della pena, che è stata ridotta. Un ritardo dovuto alla complessità dell’incarto, passato di mano e che si è in parte intrecciato con l’ancora più complesso Caso Adria.
Mi è caduto il mondo addosso. Ho perso soldi, ho perso la casa e non c’era più niente. Eravamo in sette, uno per sua fortuna, è riuscito a ritirarsi in tempo. C’è chi ha perso 50’000 franchi, una signora ne ha persi 200’000, versati al primo colpo. Tra tutti, su quel conto saranno finiti circa un milione di franchi
Testimonianza di un acquirente che versò 300’000 franchi come acconto per uno degli appartamenti (Falò, 2019)
Di fatto accusa e difesa oggi si sono accordate e la Corte ha accettato la proposta. Il 49 enne, per finire, è stato dunque condannato principalmente per truffa aggravata. L’imprenditore ha ammesso tutto, dichiarandosi consapevole di aver rovinato delle persone. Lo schema che applicava, semplificato all’osso, era quello di farsi concedere crediti di costruzione dalla banca per poi usare parte di quei crediti per finanziare spese personali o per regolare pendenze relative ad altri cantieri avviati e mai portati a termine. Contemporaneamente si faceva versare, come sentito nella testimonianza, importanti acconti dagli acquirenti per bloccare in anticipo gli appartamenti mai consegnati. Ad oggi a carico del 49 enne, che risulta nullatenente, pesano precetti esecutivi per 24 milioni di franchi. Difficile dunque che chi sperava di recuperare almeno una parte di quanto perso possa davvero riuscirci. Le parti hanno già escluso un ricorso, mettendo quindi un punto a una vicenda che per anni ha fatto discutere.






