È sfociata in un decreto d’accusa l’inchiesta avviata nel 2016 sull’ex capo dell’Ufficio dei registri di Lugano (nonché giudice di pace del Circolo di Vezia). Contro di lui la procuratrice pubblica Fiorenza Bergomi aveva aperto un procedimento penale per le presunte irregolarità commesse in qualità di presidente della Commissione LAFE; l’autorità distrettuale che vigila cioè sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero.
Sotto la lente degli inquirenti erano finite alcune compravendite immobiliari legate al funzionario (ora in pensione), che aveva trasmesso i dossier direttamente all’Ufficio dei registri senza sottoporli all’esame dei colleghi. Tra questi l’incarto relativo all’acquisto di un appartamento in via Motta.
Le ipotesi a carico dell’uomo si sono ridimensionate parecchio. Tanto che, come detto, anziché rinviarlo a giudizio la procura ha optato per un semplice decreto d’accusa. Decreto con il quale Bergomi ha proposto una pena pecuniaria sospesa. Il caso non è inoltre ancora chiuso. L’ex ufficiale dei registri, che da sempre respinge ogni addebito, ha impugnato infatti la decisione. A esprimersi sulla vicenda sarà dunque la pretura penale di Bellinzona.
Francesco Lepori






