Includendo i capi di stato il G20 dal 2008 è cresciuto in potenza, una svolta decisiva per soccorrere l'economia mondiale messa in pericolo dalla crisi dei subprime e dal crollo di Lehman Brothers. Più la situazione era pericolosa e più ci si impegnava ad andare d'accordo. Così da mostrare a tutti che sul ponte di comando c'è qualcuno che si prende cura delle sorti del mondo. Il G20 si vantava di essere più snello ed efficiente delle Nazioni Unite, riuscendo comunque a garantire una certa rappresentatività.
A San Pietroburgo questo consenso è messo in forse; da una parte dall'intrusione della politica, sotto forma della situazione in Siria, dall'altra a causa delle conseguenze economiche per i paesi emergenti dell'atteso inizio della normalizzazione della politica monetaria statunitense.
Riguardo alla Siria la domanda è se il G20 potrà continuare a tener separata l’economia dalla geopolitica e proseguire la collaborazione su temi finanziari e di regolamentazione.
Per un’economia globale ancora lontana dalla normalità l’incognita maggiore sta negli interessi che cominciano a divergere fra chi deve cominciare a normalizzare la propria politica monetaria, a cominciare dalla Federal Reserve statunitense, e chi soffre di questa politica. E in prima linea fra chi soffre ci sono i paesi emergenti che assistono ad una fuga di capitali che vogliono approfittare di tassi d’interesse al rialzo nei paesi sviluppati. Degli alti tassi d’interesse soffrono poi pure molte banche ancora indebolite dalla crisi.
Non dimentichiamo comunque i successi del G20; tipo la stretta sul segreto bancario e molto probabilmente l'arrivo allo scambio automatico di informazioni fiscali come standard internazionale, e in Svizzera ce ne siamo accorti. E ancora il fatto che al contrario di altre crisi non si è assistito ad una corsa al protezionismo negli scambi commerciali internazionali, e in Svizzera ce ne siamo forse accorti meno, anche se stavolta il G20 ha lavorato a nostro favore.
Ora sembra che si aprirà un nuovo fronte; quello della tassazione delle imprese. Imprese che non dovranno più poter spostare a piacimento i loro profitti e scegliere dove pagare, o non pagare, le tasse. Un capitolo questo che potrebbe rivelarsi delicato per la Svizzera quando si arriverà ai dettagli. Ma vale anche per alcuni paesi del G20, e pure qui l’armonia del gruppo potrebbe guastarsi.
Da San Pietroburgo Luca Fasani





