Il budget cantonale per la logopedia privata in Ticino è quasi completamente impegnato dopo solo tre mesi dall’inizio dell’anno. Il Cantone e l’Associazione dei logopedisti della Svizzera italiana (ALOSI) rassicurano però le famiglie: la situazione non è sfuggita di mano e i fondi non sono prosciugati.
La lettera di marzo
A metà marzo, la sezione della Pedagogia speciale ha inviato una lettera ai membri dell’associazione. Il documento informava che il budget 2026 era quasi raggiunto. La comunicazione menzionava anche liste d’attesa per i nuovi casi e le richieste di rinnovo. Uno scritto che ha fatto discutere tra i professionisti del settore e che ha portato, a fine maggio, a una riunione straordinaria con il capo sezione della pedagogia speciale Mattia Mengoni e Verena Cavadini, responsabile cantonale per la logopedia.
Il nuovo sistema a pacchetto
Mattia Mengoni, ai microfoni di SEIDISERA, spiega che da qualche mese è entrato in vigore un nuovo sistema di erogazione delle prestazioni a pacchetto, per un periodo di due anni. “Questo ci permette di essere molto precisi nell’erogazione finanziaria delle misure”, afferma. “Oggi, rispetto agli scorsi anni, riusciamo ad anticipare, quindi a sapere già in primavera quanto stiamo utilizzando del nostro budget”.
Mengoni precisa che il denaro non è finito, ma già impegnato su tutto il 2026: diverse prestazioni sono già pagate fino a fine anno.
Budget e spese
Il budget ordinario attuale per la logopedia privata ammonta a 2,8 milioni di franchi, cifra stabilita dopo che nel 2023 fu necessario un credito supplementare (si passò da 2 a 2,8 milioni). Ad oggi sono stati spesi circa 1 milione per pagamenti di prestazioni già effettuate. Il resto è investito sull’arco dell’anno e per nuove situazioni.
La lista d’attesa
Attualmente ci sono 90 situazioni in lista d’attesa. “Sicuramente 20-25 troveranno una risposta a brevissimo termine nelle prossime settimane”, assicura Mengoni. Il responsabile specifica che il sistema si sbloccherà con le prestazioni 2027, quando entrerà un nuovo anno contabile. “Siamo abbastanza ottimisti sulla gestione della lista d’attesa”, aggiunge.
I numeri in Ticino
La domanda di logopedia resta elevata in Ticino: circa 4’000 situazioni osservate, valutate e seguite ogni anno. Il grosso si concentra tra i 2 e i 15 anni di età. Il settore pubblico (sostegno pedagogico e istituti) gestisce il 55% dei dossier, mentre il 45% fa capo al settore privato. Il Cantone riceve tra 600 e 650 richieste di valutazione all’anno dal privato.
Un aumento del budget è escluso. Per evitare che il problema si riproponga nel 2027, il Cantone lavora su due livelli: la gestione della lista d’attesa con criteri chiari e le modalità di presa a carico.
“Per il momento non c’è bisogno di preoccuparsi”, rassicura Mengoni. “Il sistema oggi funziona. Le prestazioni, sia nel pubblico che nel privato, sono di qualità”.
La voce dell’Associazione professionale
Il Cantone punta a collaborare con l’associazione ALOSI, che oggi conta 123 professionisti attivi. Un settore cresciuto nel tempo, come cresciuti sono i bisogni.
“Sicuramente la richiesta è in aumento. Sono aumentate anche le logopediste sul territorio che possano soddisfare questa richiesta. Però il budget che è stato preventivato dal Cantone è fisso, quindi va distribuito sul territorio in base alle necessità”, ha spiegato a SEIDISERA Doris Brusa, neopresidente dell’Associazione dei logopedisti della Svizzera italiana (ALOSI)
Le preoccupazioni delle famiglie
Le famiglie hanno manifestato preoccupazione per il timore di non riuscire ad accedere ai servizi. La presidente dell’associazione ha voluto rassicurarle: “Si sta cercando di lavorare tutti insieme per dare una risposta il più possibile rapida e poter prendere a carico i bambini. Questa è la nostra priorità”.
L’impatto sui professionisti privati
Per i professionisti privati la situazione crea incertezze. “Ogni logopedista ipotizza un introito che al momento non è garantito. Come per ogni libero professionista, ci sono periodi in cui può andare meglio e altri in cui la richiesta c’è, ma non può essere garantita una percentuale fissa”, ha sottolineato Brusa.
L’associazione sta lavorando per trovare soluzioni, dando priorità alle situazioni dei bambini che hanno maggiori difficoltà.
Le cause dell’aumento delle richieste
L’aumento delle richieste ha diverse cause. “C’è una sensibilità maggiore in generale in tutta la società. I genitori sono più informati rispetto alle difficoltà che si possono osservare, così come nell’ambito scolastico e tra gli altri operatori”, ha spiegato Doris Brusa.
Ma non si tratta solo di maggiore attenzione. “La problematica degli schermi, ci sono degli studi che lo dicono, ha aumentato le difficoltà a livello di linguaggio. Quindi da una parte più sensibilità, dall’altra difficoltà ben presenti anche a livello genetico e di società”, ha concluso la presidente dell’associazione.








