Se fosse un film sarebbe un lungometraggio, invece è un cinema di valle che, aperto negli anni ’30 ad Airolo, resiste grazie all’impegno trentennale dell’associazione Leventina Cinema con i suoi volontari. “I primi tempi avevamo diverse volte il pienone, ora se ci sono 10-15 spettatori, ma siamo comunque contenti” dice la presidente Alis Rizzato.
Una storia che deve fare i conti con i cambiamenti della società e per farli non basta l’auto finanziamento. “Siamo stati aiutati molto, sia dai privati sia dalle ditte e dai Comuni. Senza dimenticare che lavoriamo tutti a titolo gratuito. Ci vorrebbe un po’ di linfa giovane” dice ancora Rizzato. Preoccupa anche il ricambio generazionale nell’associazione.
Ma l’evento organizzato sabato ad Airolo è stato quello delle grandi occasioni. In sala era presente infatti Peter Greenaway, il grande cineasta britannico che sulle Alpi svizzere ha ambientato il suo ultimo lavoro. La pellicola racconta un paesaggio europeo molto diverso: quello dell’inizio del XX secolo,. Una sorta di paradiso benaugurante per lo stesso cinema leventinese. “Proporre serate come queste getta le basi per motivare qualche giovane ad attivarsi” afferma il sindaco di Airolo Oscar Wolfisberg. La prima mondiale del film di Greenaway in forma grezza, sottolinea dal canto suo l’organizzatore dell’evento, Michele Guerra, “sostiene il completamento del film, ma spinge anche questa perla che abbiamo nella nostra valle”.







