Il fronte del “no” all’iniziativa anti-dumping, che chiede più controlli sul mercato del lavoro, è sceso in campo giovedì. L’ha fatto ad un mese dal voto dell’8 marzo, con un comitato di sostegno di quelli di peso: ci sono le associazioni economiche e tutti i partiti di centro-destra. Insomma, se c’era chi aveva dubbi che questa votazione passasse sottotraccia, si è dovuto ricredere. Perché anche il comitato del “no” è di quelli pesanti: in politica lo si chiama un fronte largo. Per dire “no” ad un grande fratello sul mercato del lavoro.
“La SECO dice che va controllato circa il 5% dei lavoratori, noi arriviamo al 30% ogni anno. Certe aziende, negli ultimi anni, sono state controllate più volte”, afferma Cristina Maderni, granconsigliera del PLR e vice-presidente della Camera di commercio. È come dire che il Ticino controlla 10 volte di più. Ed ora lo fa con una cinquantina di ispettori, pari a uno ogni 4’767 posti di lavoro.
L’iniziativa - che ne chiede uno ogni 5’000, ma solo per l’ispettorato del lavoro - è così già superata per i contrari. E rischia di svilire il partenariato sociale. “Si vuole trasferire tutto allo Stato. Vorrebbe dire far saltare in aria tutto. E soprattutto creare dei costi assolutamente insopportabili”, afferma Fiorenzo Dadò, presidente de Il Centro.
L’impatto di quest’iniziativa divide: 6 milioni e 54 ispettori in più per il fronte del “sì”, 18 milioni e mezzo e 166 ispettori per i contrari, Governo compreso.
Il comitato dice “no” all’obbligo di notifica di ogni modifica di contratto: dal pagamento del carovita al cambio di stipendio. Che invece per i favorevoli sarebbe il modo per vedere da vicino se c’è un effetto sostituzione sul mercato del lavoro. “I casi che abbiamo registrato e verificato in questi anni mostrano che non c’è proporzionalità tra il numero di controlli e le situazioni che potrebbero essere scoperchiate. Inoltre si parte dal presupposto, sbagliato, che l’economia e gli imprenditori stiano lavorando in modo disonesto”, afferma la presidentessa di AITI Nicoletta Casanova.
Meno di 200 le infrazioni sul salario minimo. E quasi tutte - dice il comitato del “no” - erano errori veniali.

No del governo ticinese all'iniziativa sul dumping e a quella sulla SSR
Il Quotidiano 28.01.2026, 19:00







