Si è aperto mercoledì mattina, a Lugano, il processo per il tentato assassinio ad Agno. In aula è stata ricostruita la vicenda accaduta il 7 agosto 2022, quando un uomo sparò per strada al figlio, ferendolo gravemente. Il padre sospettava che il 22enne avesse rubato 50’000 franchi alla nonna. Attorno al dibattimento era sorta anche una polemica legata alla richiesta di ricusa del giudice Mauro Ermani da parte della procuratrice Margherita Lanzillo. Alla fine, l’accusa è passata al sostituto procuratore generale Moreno Capella.
Un rapporto difficile e burrascoso, da tempo, quello tra il padre (49enne all’epoca) e il figlio. Un rapporto precipitato in via Stazione, quando il padre affrontò il giovane in strada. Estrasse un fucile calibro 22 e dopo una brevissima discussione esplose due colpi. Uno colpì il figlio alla schiena e lo attraversò da parte a parte, mettendone in pericolo la vita.
“Non mi ricordo come mai - ha spiegato oggi l’imputato in aula - quel colpo è partito. Non volevo. Non volevo ferirlo”. Eppure la perizia balistica sostiene che è praticamente impossibile che due colpi siano partiti accidentalmente.
RG 12.30 del 07.02.2024 - Il servizio di John Robbiani
RSI Info 07.02.2024, 12:30
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Per capire il movente, occorre ricordare che padre e figlio erano entrambi consumatori di droga. Un giorno l’imputato scoprI che il figlio aveva probabilmente rubato 50’000 franchi dalla casa della nonna. Avvertì la polizia ma non contento di come procedevano le indagini, decise di farsi giustizia da solo. Alla donna, derubata, promise: “Ritroverò i solidi e gliela farò pagare”. Uscì di casa, in Val Mara, con uno zaino in cui teneva appunto un fucile a cui aveva mozzato le canne. Diversi proiettili e perfino una baionetta. Trovò il figlio ad Agno. Lo tenne d’occhio per un po’ e poi lo affrontò mentre era in strada.
“Cosa hai fatto alla nonna”?”, chiese il padre, nel concitato dialogo che precede il fatto di sangue. “Tanto i soldi - gli disse il figlio - non ci sono più”. Poi i due spari. Il figlio si voltò, lo guardò in faccia, si sollevò la maglietta e gli disse: “Mi hai colpito”.
È questa la ricostruzione in aula dei fatti. Il processo andrà avanti per tutta la giornata di mercoledì e Corte e giurati dovranno stabilire se quello andato in scena ad Agno è stato un tentato assassinio oppure - come sosterrà la difesa - un tentato omicidio. Se non vi era, cioè, la volontà di uccidere.








