Ticino e Grigioni

Il rischio nel 1992 e quello odierno

I commenti sulla stampa ticinese dopo l'approvazione dell'iniziativa UDC contro l'immigrazione di massa

  • 10.02.2014, 09:09
  • Ieri, 12:57
Christoph Blocher nel 1992 in campagna contro lo Spazio economico europeo

Christoph Blocher nel 1992 in campagna contro lo Spazio economico europeo

  • KEYSTONE

“La scommessa, diciamolo francamente, è più azzardata di vent’anni fa”: sulle pagine del Corriere del Ticino Moreno Bernasconi traccia un inevitabile parallelismo tra il voto di ieri contro l’immigrazione di massa e quello del 1992 contro lo Spazio economico europeo. “Come allora, il popolo svizzero ha scommesso sulla possibilità di rinegoziare con Bruxelles accordi che permettano al nostro paese di partecipare al mercato unico a condizioni particolari”. Nel 1992 la Svizzera, pur votando no, manteneva però l’obiettivo di aderire all’UE. “Essendo ormai questo obiettivo decaduto, difficilmente Bruxelles potrà giustificare agli occhi dei paesi membri dell’UE un trattamento speciale per la Svizzera, che non è membro e neppure intende diventarlo”, sottolinea Bernasconi.

“Quando il popolo svizzero bocciò lo Spazio economico, per certi aspetti la situazione era molto più rischiosa per noi”, scrive da parte sua Matteo Caratti su LaRegione : “l’UE era lanciatissima in piena costruzione ed espansione e qualche anno dopo avrebbe tenuto a battesimo l’euro. Non per nulla per quel voto negativo Jean Pascal Delamuraz usò l’espressione ‘questa è una domenica nera’. Ieri invece i consiglieri federali in conferenza stampa non hanno espresso parole forti, ma hanno lasciato intendere che dovranno lavorare parecchio nei prossimi tre anni, cercando di cucinare un menu che risulti conforme all’iniziativa dell’UDC e non indigesto all’UE”.

“Se oggi Blocher si gode la vittoria e il suo ritorno sulla scena politica, molti rami dell’economia svizzera – non incolpevoli – tremano al pensiero di dover rimandare i nostri titubanti ministri al tavolo delle trattative con Bruxelles, dove le mani della Commissione si sono ormai fatte il callo nello schiaffeggiare i nostri rappresentanti”, spiega Claudio Mésoniat dalle colonne del Giornale del Popolo . “Ma perché la maggioranza degli svizzeri ha deciso di affrontare il rischio? Difficile dirlo. – continua Mésoniat – L’elemento della sovranità nazionale minacciata da continui cedimenti negoziali è stato certamente un fattore importante per la vittoria dell’UDC, forse più di una xenofobia che, comunque, il partito di Blocher ha il torto di aver corteggiato da anni”.

Red MM/cos

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