Il nove febbraio il canton Ticino sarà chiamato a pronunciarsi sulla modifica della Costituzione cantonale riguardante la revisione delle norme sull’ineleggibilità e sulla destituzione di persone condannate o perseguite per crimini o delitti contrari alla dignità della carica.
E’ l’atto conclusivo di un tema che è emerso più volte nel corso dei primi anni 2000 nella vita politica cantonale. In pratica cosa significa? Semplicemente che se un politico venisse condannato per crimini o delitti contrari alla dignità della carica non sarebbe più eleggibile e destituito se fosse già in carica.
Per gli esecutivi e i giudici di pace – va sottolineato – esistono già delle norme in questo senso, mentre per i membri di legislativi fino ad oggi la legge cantonale non prevede limitazioni.
I casi fin qui emersi – va anche precisato – non sono stati molti. Negli anni scorsi se ne ricordano due: il primo riguardava un parlamentare popolare democratico in carica, rimasto coinvolto in un affare immobiliare dai contorni un po’ foschi. Il secondo concerne invece un candidato alle elezioni cantonali per il PLR, il cui nome è emerso in una truffa. Ambedue rassegnarono le dimissioni
Se la norma sulla quale voteremo fosse già stata in vigore, si sarebbe comunque potuto fare poco, perché all’epoca dei fatti i due non erano ancora stati condannati. A meno che non fossero stati dei municipali: in questo caso sarebbe stato possibile raccogliere le firme per chiedere la destituzione di tutto l’Esecutivo. E’ successo di recente a Vico Morcote.
Red. MM./SP/Quot.
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