Invece della solita aula di tribunale in via Pretorio a Lugano, una creata all’interno del carcere La Stampa: è dove si è tenuto il processo per la rapina del 2024 alla gioielleria Taleda e dove, in futuro, potrebbero tenersene altri. Pubblico e media potevano seguire il processo in diretta video dal tribunale, perché gli imputati sono stati giudicati pericolosi. Uno di loro aveva già pianificato un’evasione e così facendo non è stato necessario trasferirli tutti i giorni dal carcere. Si è inoltre evitato di dover blindare il tribunale e un intero quartiere di Lugano.
Il risultato di questa “prima” è stato “estremamente positivo”, ha indicato ai microfoni di SEIDISERA Stefano Laffranchini, direttore delle strutture carcerarie ticinesi. “Abbiamo contribuito a creare un ambiente molto simile all’esterno, di modo che le parti non si sono accorte di nessuna differenza”.
Le differenze, però, ci sono e riguardano principalmente la preparazione: “Se un processo avviene in un’aula penale, occorre garantire la sicurezza in un contesto più libero, dove le parti possono disporre di tutte le comodità a cui siamo abituati nella vita quotidiana”. Mentre “in carcere è l’opposto. Quindi bisogna garantire in un contesto securizzato che le persone dispongano di telefoni, computer, eccetera. Che le procedure di accesso e di uscita siano le più snelle possibili”.
Per allestire l’aula è stata impiegata anche la squadra interna, “quindi delle persone detenute che si occupano della manutenzione del carcere”, ha spiegato Laffranchini.
Chi decide se è necessaria l’aula bunker?
La struttura è stata creata, ma chi decide se un processo deve essere tenuto in un’aula normale o in carcere? “La decisione finale spetta sempre al giudice, che naturalmente viene consigliato in tal senso dalla polizia, per quanto attiene le misure di sicurezza, e dalle strutture carcerarie, per quanto attiene all’indole e l’atteggiamento che tengono gli imputati o che hanno tenuto gli imputati durante il loro trascorso carcerario”, ha indicato il direttore.
L’utilizzo futuro dell’aula bunker sarà improntato sulla moderazione: “Le risorse investite dalle strutture carcerarie sono sempre importanti per garantire la sicurezza e gli aspetti logistici”, ha ricordato Laffranchini. “In un periodo di sovraoccupazione dove il mio personale è già oltremodo sollecitato direi che non è impossibile, ma va fatto con parsimonia. Non può diventare lo standard”.







