C’è una relazione tra il riscaldamento climatico e il rilascio di agenti inquinanti incamerati dal ghiaccio nel sottosuolo tra gli anni ’60 e ’90. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Istituto scienze della Terra della SUPSI che tre anni fa hanno cominciato ad analizzare l’acqua proveniente dalla fusione di piccoli ghiacciai coperti presenti nel bacino del Lago Nero, in alta Val Bavona.
Il luogo delle ricerche
Tre gli indizi principali che hanno permesso ai ricercatori di ipotizzare questa correlazione. “Le quantità soprattutto di ammoniaca e zolfo che abbiamo misurato aumentano con il passare dei mesi, andando verso l’autunno”, ci spiega Cristian Scapozza, ricercatore SUPSI e coordinatore del monitoraggio del permafrost nelle Alpi ticinesi, “significa che esaurita la quantità di acqua proveniente dalla fusione della neve che presenta le quantità di inquinanti dell’anno in corso, fonde il ghiaccio che potrebbe essere stato accumulato anche 40-50 anni fa”. E poi c’è la temperatura del terreno: più è alta più cresce anche la quantità di inquinanti rilasciati. E infine le quantità di agenti inquinanti riscontrata nel ghiaccio analizzato è molto superiore rispetto a quella rilevata anche solo a poche centinaia di metri di distanza, nel bacino del Lago Nero.
CSI 18.00 del 26.07.2018 - Il servizio di Francesca Calcagno
RSI Info 26.07.2018, 20:04
Contenuto audio
FrCa/CSI/px





