Ticino e Grigioni

Insegnamento medio superiore, Mallè e Pini: “Senso di ingiustizia”

La loro nomina, a capo della Sezione, è stata contestata ed è finita per due volte in tribunale - L’intervista alla RSI dei due protagonisti: “Il punto fermo? Quello di aver concorso in modo corretto e onesto”

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Foto d'archivio
07:15

Nomine DECS, parlano Mallè e Pin

SEIDISERA 18.02.2026, 18:00

  • Ti Press
Di: SEIDISERA - Alain Melchionda / M. Ang. 

Una vicenda sta tenendo banco in Ticino da più di un anno e mezzo: la nomina, a capo della Sezione dell’insegnamento medio superiore di Desirée Mallè e Mattia Pini. Una nomina contestata da alcuni fin dall’inizio, e che è finita per due volte anche in tribunale, con la doppia bocciatura del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), il Dipartimento di Marina Carobbio, stabilita dalle sentenze del Tribunale cantonale amministrativo (TRAM).

La nomina dei due è del luglio 2024, poi arriva il ricorso di uno dei candidati esclusi, si arriva la prima volta al TRAM e nel febbraio 2025, viene accolto il ricorso. La questione è formale, gli esclusi non hanno potuto visionare gli atti. Un mese dopo, marzo 2025, il DECS riconferma la nomina delle due persone e allora arriva un nuovo ricorso e arriviamo al 5 febbraio 2026; il TRAM per la seconda volta accoglie il ricorso, quindi bocciando de facto il DECS. Questa volta per una questione di merito, per mancanza di requisiti: l’esperienza pluriennale.

Mercoledì il programma radiofonico SEIDISERA della RSI ha intervistato i due protagonisti, loro malgrado, della vicenda. Entrambi fuori microfono, si sono sfogati parecchio, ma sempre nella correttezza verso tutte le altre persone coinvolte. Una correttezza che ritroviamo nell’intervista che vi proponiamo, nella quale, per rispetto del loro ruolo, delle istituzioni e di una sentenza non ancora cresciuta in giudicato, non hanno voluto entrare nel merito delle questioni ancora aperte, a partire dagli atti parlamentari ai quali il Consiglio di Stato dovrà rispondere.

L’intervista a Mallè e Pini

Qual è il vostro sentimento prevalente in questo momento?

“I sentimenti sono un poco altalenanti, non sono molto positivi, questo dobbiamo dirlo. Prevale un grande senso di ingiustizia in questo momento”, dice Desirée Mallè. Dal canto suo Mattia Pini sottolinea di credere che “oltre a questa incertezza, questa ingiustizia, abbiamo qualche punto fermo in questa faccenda. Il punto fermo di aver concorso in modo corretto e onesto. Il punto fermo di aver lavorato con impegno e ottenendo buoni risultati”.

“Dai docenti liceali, agli ex colleghi, addirittura alle Commissioni federali di cui facciamo parte... si stanno tutti mobilitando per farci sentire la loro vicinanza e il loro apprezzamento rispetto al lavoro che abbiamo svolto in questo anno e mezzo”, dichiara Desirée Mallè.

Come ci si sente a essere, alla fine, sostanzialmente impotenti?

“A noi sarebbe piaciuto molto esprimerci anche nell’ultimo anno e mezzo, nonostante questo ricorso pendente, anche proprio su questioni relative alla scuola, che sta affrontando delle sfide per il futuro molto importanti. Il liceo sta affrontando una riforma che farà la scuola dei prossimi 30 anni”, dice Pini.

“Al di là delle questioni giuridiche, che chiaramente hanno un’importanza e i risvolti politici di cui siamo tutti consci in questi giorni, a noi sarebbe piaciuto e ci piacerebbe poterlo fare ancora, parlare veramente di scuola, di quella scuola che noi intravedevamo come potenziale per i prossimi anni e della quale abbiamo una visione in realtà molto concreta e molto argomentata, proprio perché è la nostra passione”, sottolinea Mallè.

Vi siete sempre sentiti tutelati dalla direzione del Dipartimento?

“Privatamente non ci sono mancate attestazioni, anche concrete, anche dal capo divisione, rispetto ai lavori che abbiamo portato avanti, che sono stati tanti. Pubblicamente queste un poco ci sono mancate”, dice Pini.

“È inutile farne mistero. Al momento una presa di posizione pubblica del DECS non c’è stata. Ci avrebbe fatto piacere che almeno la nostra correttezza e la nostra competenza professionale venissero messe un pochino in valore o quantomeno rispettate dal nostro datore di lavoro”, dichiara Mallè.

La competenza professionale e il vostro curriculum, il vostro percorso, è stato il punto principale criticato da alcuni. Come avete vissuto questa cosa?

“Se vogliamo essere precisi, il requisito che ci viene contestato in questa seconda sentenza è la pluriennale esperienza a livello gestionale amministrativo, di gestione, che è un requisito quantitativo”, dice Mallè. “È la pluriennale esperienza che non viene sufficientemente dimostrata dal nostro curriculum vitae. Chiaramente noi non entriamo in contestazione con la sentenza. Quello che però ci permettiamo di dire, che è un requisito di quantità e non di qualità. Non vuol dire, perché una persona svolge una funzione, magari per dieci anni, che abbia delle competenze maggiori rispetto a chi la svolge anche soltanto per sei mesi. La sezione dell’insegnamento medio superiore in questo anno e mezzo, dal punto di vista della gestione amministrativa e del personale, non è incorsa in nessun tipo di errore e soprattutto sono stati risolti tanti dossier”.

Vi sentite traditi dalla politica, da invidie di colleghi che a modo loro hanno vissuto male il non essere stati scelti per questo ruolo? Emotivamente questa cosa come la vedete?

“C’è qualcosa che io ho avvertito: è un poco di pregiudizio, perché apparentemente venivamo dal di fuori. Io non l’ho mai del tutto digerito”, dice Pini.

“Una cosa che mi ha dato molto fastidio, mi sta dando ancora fastidio, è una narrazione molto strumentalizzata e non supportata da prove concrete. Chi ha urlato di più è stato più ascoltato. Questo va detto. Tra le altre cose stiamo anche pensando di adire alle vie legali rispetto a un certo tipo di informazione, veramente non supportata da prove concrete”, dichiara Mallè.

Intanto il tempo passa

In conclusione il rumore più grande viene dal silenzio dei vertici del DECS di Marina Carobbio. Uno stringato comunicato per esprimere solidarietà e prendere atto della sentenza, il giorno stesso della comunicazione del giudizio, e poi più nulla. Nel frattempo, a due settimane dalla seconda sentenza del TRAM, che accogliendo il ricorso ha de facto ri-annullato la nomina dei due capi sezione, nulla ancora è stato detto su come si intenda agire per sanare la situazione. Ma intanto il tempo passa, e i bisogni della scuola, in particolare delle scuole medio superiori, sono lì, sono impellenti, e ancora senza soluzioni. A partire dal grande cantiere della riforma del percorso liceale.

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