TICINO

Rabadan: luci e ombre dell’edizione 2026

Successo a livello di pubblico con oltre 200’000 presenze e record del corteo domenicale, ma riemergono i temi della sicurezza e dell’alcol legati ai giovani

  • 44 minuti fa
Un buon 2026 per il Rabadan

Un buon 2026 per il Rabadan

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Di: Radiogiornale-Stefano Lordi e John Robbiani/GiRe 

Si è chiusa martedì l’edizione 2026 del Rabadan di Bellinzona, che per l’ennesima volta ha trasformato la capitale ticinese in un grande palcoscenico a cielo aperto. Sei giorni di musica, cortei mascherati e festeggiamenti hanno richiamato complessivamente circa 200’000 persone, con una media di 30’000 presenze a serata.

Particolarmente apprezzato è stato il tradizionale corteo di domenica, che ha visto presenti 40’000 persone e le strade cittadine gremite “all’inverosimile”, come sottolineato alla RSI dal presidente della società Rabadan, Giovanni Capoferri. Le serate invece, ha successivamente sottolineato, hanno registrato un’affluenza sostanzialmente in linea con quella dell’edizione precedente.

Episodi critici e possibilità di nuove misure

Ai festeggiamenti si sono però aggiunti anche alcuni episodi critici, tra cui la presunta aggressione a un diciottenne sabato sera e alcuni casi di abuso di alcol che hanno coinvolto anche minorenni. La questione è approdata in Municipio a Bellinzona, dove una mozione propone delle misure, come l’introduzione di braccialetti di colore diverso per distinguere minorenni e maggiorenni. Una soluzione che anche gli organizzatori starebbero valutando. “Il problema dell’alcol tra i minorenni è noto da tempo. Non escludiamo a priori l’adozione di accorgimenti in futuro”, ha chiosato il direttore Capoferri, richiamando anche il ruolo delle famiglie; importanti nel tutelare e accompagnare i propri figli in queste serate di festa.

Finiti i carnevali romani, iniziano ora quelli ambrosiani: qual è la differenza?

Archiviato il Carnevale di Bellinzona e conclusi quelli di rito romano, tra mercoledì e giovedì prendono il via in Ticino i carnevali di rito ambrosiano. Una differenza che affonda le radici nella storia ecclesiastica del territorio. Come spiegato alla RSI dallo storico Marino Viganò, tutto risale alla nascita delle prime diocesi: a Milano nel 374 con il vescovo Ambrogio, a Como nel 386. Due diocesi con due riti e due calendari diversi, con le pievi ticinesi che erano di fatto suddivise tra le due giurisdizioni; alcune legate a Milano e altre a Como. Con il passaggio ai baliaggi svizzeri la situazione politica cambiò, ma non quella religiosa. Leventina, Riviera e Blenio restarono sotto influenza milanese e governate da cantoni cattolici, mentre altri distretti furono amministrati a turno anche da cantoni riformati, in un territorio rimasto saldamente cattolico.

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