Ticino e Grigioni

Insorge la comunità cattolica italofona di Sankt Moritz

A far scoppiare la polemica la decisione di sopprimere l’unica messa nella lingua di Dante, che veniva celebrata la domenica

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Sankt Moritz
03:47

Grigioni Sera del 25 febbraio 2026, il servizio di Antonia Marsetti

RSI Info 25.02.2026, 20:37

  • Keystone
Di: Grigioni Sera / Spa 

La comunità cattolica italofona della Chiesa di San Carlo a Sankt Moritz è insorta dopo aver appreso che l’unica messa in italiano che veniva celebrata la domenica è stata soppressa anche nei mesi di marzo, aprile, settembre, ottobre, dopo che già era stata cancellata nei mesi di maggio e novembre.  

“L’unica spiegazione che ho avuto è stata che non ci sono sacerdoti”, racconta alla RSI la signora Cristiana Sartorio, rappresentante della comunità cattolica italofona di Sankt Moritz. “Se si vuole trovare un sacerdote, lo si trova. Parliamo di diritto, essendo la lingua italiana obbligatoria”.

La comunità italofona cattolica di Sankt Moritz si è rivolta al vescovo di Coira Joseph Maria Bonnet, e al vicario generale per il Cantone dei Grigioni, Peter Kamen, con una lettera accorata in difesa della messa delle 16 della domenica celebrata in italiano. La signora Sartorio parla di ferita al cuore spirituale e sociale.  E parla anche di attaccamento alla Chiesa.

“C’è un’affezione a questa chiesa di San Carlo che raramente si trova nelle grandi città. – racconta a Grigioni Sera - È stata costruita ancora nell’Ottocento da italiani emigrati con i loro risparmi con la loro voglia di avere un centro”.  Dopo aver accettato in passato di rinunciare alla messa in italiano nei mesi di maggio e novembre, ora la Comunità italofona di Sankt Moritz, riunita in un comitato spontaneo, non intende accettare neppure l’idea di una messa in italiano e tedesco.  

“Le poche volte che c’era una funzione cosiddetta bilingue, la parte in italiano era minima, proprio minimale. – spiega la signora Sartorio - Il parroco di Sankt Moritz, che avrebbe promosso questa iniziativa del bilingue, dice che uno dei problemi è quello della lingua. Lui ha detto di averlo fatto quasi apposta per unire le due comunità. Non ci siamo”.

La missiva ricorda gli obblighi che ha il comune parrocchiale di rispettare l’italiano come lingua ufficiale del Cantone e di tutelare le minoranze linguistiche, ma stigmatizza anche la disparità di trattamento attuale, che si configura come una chiara discriminazione qualora non venissero trovate soluzioni immediate. La comunità cattolica, il 56% della popolazione a Sankt Moritz, si vedrà costretta a denunciare la violazione dei diritti costituzionali e, si legge testualmente, la gestione discriminatoria dei fondi pubblici parrocchiali.

In pratica si parla di soldi. Argomento al quale anche la Chiesa è molto sensibile, soprattutto in un momento storico in cui la tassa di culto è sempre più mal digerita. La missiva, infatti, ricorda che il gettito derivante dalla componente italofona residente, imposta alla fonte di frontalieri e stagionali, rappresenta già da solo il 46% delle entrate totali, che ammontano a 950’000 franchi. La comunità italofona si rende comunque conto che l’esigenza palesata in Alta Engadina riguarda più parrocchie, ma quello della messa in italiano deve essere un diritto sancito per tutti.

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