Era la notte tra il 10 e l’11 aprile del 2022 quando l’allora 21enne uccise la madre, di 61 anni. La colse nel sonno, colpendola ripetutamente alla testa (con più oggetti) e alla schiena (con un coltello preso dalla cucina). Il tutto dopo avere assunto della cannabis.
Nessun litigio, o movente preciso – spiega la perizia psichiatrica condotta su di lui. A spingere il figlio fu una somma di cose, da ricondurre al disturbo psicotico di cui è affetto; dovuto, con ogni probabilità, a una malattia soggiacente.
Al momento dei fatti – conclude il rapporto del dottor Carlo Calanchini – il suo scompenso era talmente forte da renderlo totalmente incapace di valutare il carattere illecito dei propri atti, e di agire secondo tale valutazione. L’imputato non è dunque punibile.
Di qui la decisione presa dalla procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis, che nei suoi confronti ha firmato, anziché un atto d’accusa, un’istanza di misura, chiedendo al Tribunale penale di adottare la soluzione suggerita dal perito. E cioè quella di sottoporre l’uomo a un trattamento stazionario in una struttura chiusa.
Alla Corte, che sarà presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, il compito di esprimersi in merito. Il 23enne, arrestato il giorno stesso dei fatti, si trova tuttora al penitenziario cantonale.
Quotidiano del 20.12.2023





