La “tassa sulla salute” adottata dal Parlamento italiano e non ancora entrata in vigore nelle regioni italiane di frontiera costituisce un’imposta a tutti gli effetti e per questo rappresenta una violazione degli accordi fiscali conclusi fra Roma e la Svizzera. Sono queste le conclusioni a cui giunge la perizia commissionata dal Consiglio di Stato ticinese al professor Pascal Hinny, ordinario della cattedra di diritto tributario all’Università di Friburgo.
Il Governo intende ora discutere la questione con le autorità federali, prima di pronunciarsi sul versamento o meno dei ristorni all’Italia.
Il Dipartimento federale delle finanze era arrivato alla conclusione opposta rispetto a quella ticinese, certificando che da parte italiana non c’è violazione degli accordi che riguardano i frontalieri
Sostanzialmente, il “contributo di compartecipazione al servizio sanitario nazionale” - come è definito formalmente - va a toccare il reddito dei cosiddetti “vecchi frontalieri” (già impiegati in Svizzera prima del 17 luglio 2023), per i quali l’intesa internazionale siglata il 17 luglio 2023 e in vigore dall’inizio del 2024 sancisce l’imposizione esclusiva da parte elvetica. Il versamento di una quota compresa fra il 3 e il 6% del salario, lo ricordiamo, andrebbe a sostenere il bonus per incitare il personale sanitario a non abbandonare Lombardia e Piemonte per cercare lavoro nella Confederazione.










