Ticino e Grigioni

Tensioni su tassa lombarda e ipotesi blocco ristorni, Cassis in Ticino

Il consigliere federale: La reazione più pesante sarà nei rapporti tra Cantone e Confederazione - Claudio Zali: Non siamo noi a consumare lo strappo

  • Ieri, 18:58
  • Ieri, 20:41
Il consigliere federale Ignazio Cassis
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Il Governo ticinese incontra Cassis

SEIDISERA 18.05.2026, 18:00

  • Keystone
Di: SEIDISERA - Luca Berti / AC 

A Palazzo delle Orsoline il Governo ticinese ha accolto lunedì il consigliere federale Ignazio Cassis. Diversi i temi sul tavolo, tra questi la tassa sanitaria che la Lombardia vuole imporre ai frontalieri.

La tassa sanitaria lombarda

La misura renderebbe meno attrattivo lavorare in Ticino. Per il Cantone è contraria agli accordi bilaterali. Bellinzona minaccia quindi di bloccare i ristorni all’Italia.

“Creerà naturalmente una reazione da parte italiana”, ha detto ai microfoni di SEIDISERA il consigliere federale Ignazio Cassis. “A mio giudizio, la reazione però più pesante sarà nei rapporti tra Cantone e Confederazione: Berna non vede evidentemente di buon occhio un intervento non coordinato su questo punto”.  

La posizione del Ticino

Il blocco dei ristorni rimane un’ipotesi. La decisione dovrebbe arrivare a fine giugno. Nel frattempo, già tre consiglieri di Stato si sono detti potenzialmente favorevoli, uno possibilista, in piena coscienza delle conseguenze.

“Ne siamo consapevoli, evidentemente”, ha spiegato il presidente del Governo ticinese Claudio Zali. “Riteniamo di avere le nostre ragioni e quindi non siamo noi a consumare uno strappo, ma esso sarebbe la reazione a quello che noi riteniamo un comportamento dell’Italia lesivo in prima persona dell’accordo internazionale”.

I dubbi giuridici di Berna

Da Berna si guarda alla questione con prudenza, soprattutto dal punto di vista giuridico. “Qualcuno pensa che si tratti di una tassa, come un premio di cassa malati giustificato, qualcuno dice che è un’imposta”, ha risposto Cassis. “E siccome il sistema sanitario italiano è di tipo fiscale, i ristorni che diamo all’Italia già pagherebbero questa imposta all’Italia. Credo che un intervento senza aver prima chiarito la natura giuridica del problema sia sbagliato e che sia meglio fare questi chiarimenti prima, sia da parte italiana che svizzera”.

Bisognerà capire chi si occuperà delle verifiche. Nel frattempo, Zali vorrebbe parlarne con il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. “Un incontro dedicato non ha ancora avuto luogo. Incontrerò Fontana nel corso del prossimo mese per un altro tema, ma è probabile che uno scambio informale, quantomeno su questo tema, ci sarà”, riprende.

La perequazione intercantonale

Il blocco dei ristorni peserebbe sui rapporti tra Ticino e Berna, ma non è l’unico tema a incrinare i rapporti. L’ultimo, in ordine di tempo, risale a un mese fa: la mancata revisione della perequazione intercantonale a partire dal 2027, che avrebbe garantito a Bellinzona circa 9 milioni di franchi di entrate in più all’anno. Il Consiglio di Stato, in quella occasione, aveva parlato di una decisione che mina la coesione nazionale.

“È chiaro che si può elevare il livello della discussione, cominciare ad affrontare sacri principi come la coesione nazionale, la solidarietà intercantonale” ha ripreso Zali. “Oppure possiamo limitarci a dire che un certo numero di dossier simultaneamente contempla delle situazioni che per noi sono sfavorevoli”.

Secondo Cassis, il Consiglio federale ha comunque capito la rivendicazione ticinese. “Berna ha deciso che questa modifica entri in vigore nel 2030, quindi riconosce il problema. Ma per rispetto degli altri cantoni, non ha voluto anticiparlo al 2027 perché avrebbe creato probabilmente più problemi di quanto sia giusto fare con gli altri cantoni”.

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Ristorni: il Ticino spinge, Berna frena

Il Quotidiano 18.05.2026, 19:00

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