Ticino e Grigioni

"La coppia che non cambia"

Il risultato delle elezioni di ballottaggio è al centro degli editoriali dei quotidiani ticinesi in edicola lunedì

  • 16.11.2015, 08:09
  • Ieri, 14:54
Immagine d'archivio

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  • ©Tipress

“Un buon risultato per i liberali radicali”. Così Aldo Bertagni su La Regione definisce l’esito delle elezioni di ballottaggio di ieri, domenica, in Ticino. “Fa morale, ma certo non risolve tutti i problemi del partito; a iniziare dalla collocazione strategica nello scacchiere parlamentare cantonale. Per spiccare il volo, si sa, servono entrambe le ali. Ieri se n’è avuta palese dimostrazione”.

Ragionando a bocce ferme, chiosa inoltre Bertagni, l’esito elettorale “significa piena soddisfazione degli elettori per quanto fatto nella scorsa legislatura”.

“Una tendenza quella espressa ieri, che rischia di riproporsi a lungo, anche perché tutte le domande poste in questi anni (tipo come essere ‘essere padroni a casa propria’) non hanno ancora trovato una risposta e probabilmente non la troveranno mai, perlomeno nella forma e nei contenuti auspicati dai richiedenti”.

“Per i due partiti di centro, che nella Camera Alta godono della maggioranza, non avendo l’UDC sfondato, potrebbe riaprirsi una stagione di dialogo costruttivo”. Lo scrive Gianmaria Pusterla sul Giornale del Popolo. “Un riavvicinamento bloccato negli ultimi anni da opposte strategie, in particolare legate ancora all’elezione di Eveline Widmer-schlumpf in Consiglio federale”.

La scelta del successore della ministra grigionese, conclude Pusterla, è il prossimo appuntamento sul quale si concentrerà l’attenzione a livello federale. “La ratifica quasi totale della deputazione ticinese (con la sola staffetta Rusconi – Chiesa) potrebbe rappresentare un vantaggio per Gobbi.

“Missione compiuta”, scrive invece Gianni Righinetti sul Corriere del Ticino. Nel immediato i due partiti di centro possono festeggiare. “Ma sarebbe pericoloso chiudere gli occhi ignorando il grosso pericolo che è stato corso”.

Il candidato di Lega e UDC, per Righinetti, “era spinto da una coppia di partiti che, dopo aver sciupato un’intera legislatura punzecchiandosi sui radar e altri temi di nicchia della politica cantonale, sono tornati a farsi furbi e scaltri”.

Il grande suggeritore di questa linea, secondo l’editorialista, sarebbe il presidente dell’UDC nazionale Toni Brunner, “colui che, con bastone e carota, ha fatto capire all’UDC Ticino che non c’era tempo per giocare a fare un po’ i preziosi, occorreva agire”.

SP

Dal TG12.30:

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