Si sarebbe fatto toccare nelle parti intime e lui avrebbe fatto lo stesso con lei. Il tutto per una trentina di volte, almeno una sera a settimana tra dicembre del 2012 e agosto 2013, sfruttando lo stato di salute della vittima, ricoverata in un istituto del Locarnese e costretta a letto o su una sedia a rotelle.
Queste le accuse mosse dal procuratore pubblico Paolo Bordoli, nei confronti del 60enne indiano comparso oggi, martedì, in aula davanti alla Corte delle Assise criminali a Lugano, presieduta dal giudice Mauro Ermani. Stando alla tesi accusatoria l'uomo avrebbe anche chiesto alla vittima di avere dei rapporti completi, cosa poi non avvenuta.
La sua versione
"Lei ha frainteso le mie cure" ha spiegato l'imputato, assistente di cura di professione, riferendosi alla pulizia delle parti intime della donna, colpita da una malattia degenerativa. "Non capisco perché mi accusa in questo modo", ha aggiunto.
L'uomo ammette però tre episodi minori, in altrettante occasioni ci sarebbero stati baci, toccamenti e carezze superficiali, ma il tutto su richiesta esplicita della paziente stessa, ha sottolineato.
Truffa all'AVS
Il 60enne deve rispondere pure rispondere in aula di truffa per non aver comunicato all'AVS il trasferimento della moglie, gravemente malata, in India, continuando così a percepire contributi per un totale di circa 80'000 franchi. L'imputato ha però dichiarato di volere restituire l'importo percepito ingiustamente.
LudoC.
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