Tredici anni e sei mesi sospesi a favore di un trattamento stazionario in una struttura chiusa: è la richiesta di pena nei confronti dell’infermiere a processo da lunedì a Lugano. L’uomo, che lavorava per una società di cure a domicilio, è accusato di ripetuti abusi sessuali su tredici persone.
Nella sua requisitoria, la procuratrice pubblica Chiara Borelli ha sottolineato come i reati commessi dal 45enne siano di una gravità inaudita per frequenza, modalità e numero di vittime. In aula Borelli ha letto uno per uno i nomi delle tredici vittime: “persone disprezzate, umiliate, terrorizzate, ferite e schernite dal 45enne, giorno per giorno, anno dopo anno”. “Un uomo che non si è fermato di fronte a nulla”, ha aggiunto.
La difesa ha da parte sua definito “feroce, assassina” la pena richiesta, se paragonata a quella inflitta a Flavio Bomio (undici anni). L’avvocato Carlo Steiger si è però battuto, più che per una riduzione della pena, per far sì che il suo cliente (che non si è mai detto pentito e non ha mai espresso empatia) possa capire la gravità dei fatti. Il legale ha spronato il 45enne ad approfittare pienamente del trattamento psichiatrico: “deve essere un inizio dopo anni di perversioni”.
La sentenza è attesa per mercoledì.
Red MM
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Il dettaglio
“Se un operatore vede comportamenti sospetti da parte di un collega non deve in nessun modo voltare la faccia, ma deve parlarne, anche se le dinamiche di gruppo lo rendono difficile”. E’ l’opinione di Patrick Morger, direttore della Scuola specializzata in cure infermieristiche. Ascolta l’intervista :




