La decisione di lunedì degli Stati di accogliere una mozione di Filippo Lombardi (PPD) con la quale viene proposta l'armonizzazione degli orari di apertura dei negozi in tutta la Svizzera per contrastare il turismo degli acquisti e migliorare la concorrenzialità, non piace all’OCST.
Il sindacato, in un comunicato, ribadisce la sua contrarietà all’eventualità di poter permettere ai commerci di aprire alle 6.00 del mattino e di chiudere alle 20.00 durante la settimana e alle 19.00 il sabato.
Piccola distribuzione in difficoltà
Per l’Organizzazione cristiano sociale ticinese, infatti, la mozione Lombardi ignora la realtà dei piccoli commerci che, con orari di apertura prolungati, si troverebbero in “tangibili difficoltà di organizzazione e soprattutto di copertura dei costi derivanti da un più prolungato impiego del personale”. Non solo, una situazione lavorativa simile, sostiene il sindacato, porterebbe "non a un incremento occupazionale ma piuttosto una dilatazione ulteriore della flessibilità del lavoro a danno della manodopera”.
Un esodo di origine diversa
L’esodo di consumatori verso i punti di vendita oltre frontiera, ribadisce ancora l’OCST, è solo in minima parte ed in momenti ben precisi riconducibile ai diversi orari di apertura tra la Svizzera e i paesi confinanti. L’impennata degli acquisti oltre confine, ricorda l'Organizzazione, è visibilmente dovuta alla diversità dei prezzi, resi più attrattivi dalla recente evoluzione del cambio con l’euro.






