È un quadro in chiaroscuro quello che emerge dalla ricerca effettuata dalla Camera di commercio ticinese fra le aziende del cantone e presentata mercoledì. Le difficoltà hanno toccato in particolare il settore dell’industria a causa della situazione geopolitica internazionale, ma anche per un mercato interno che soffre dell’eccessiva burocrazia (in controtendenza con la digitalizzazione che dovrebbe ridurre gli oneri) e del franco forte.
Spicca però anche un certo ottimismo per la seconda parte di quest’anno. L’indagine ha interessato 280 imprese ed è stata effettuata tra agosto e novembre del 2025, anno in cui gli affari sono andati discretamente bene nonostante qualche segnale di rallentamento già emersi nel 2024.
Nel quadro elvetico, facendo un paragone con l’andamento di una decina di altri cantoni, fra romandi e svizzero-tedeschi, emerge che l’economia ticinese si posiziona a metà classifica.
Un esempio concreto è quello della Tecnopinz di Mezzovico, attiva nel settore della meccanica di precisione, che aveva subito la scorsa estate l’annuncio dei dazi statunitensi ma ora vede una schiarita all’orizzonte. “Esportando in oltre 30 Paesi nel mondo, abbiamo questa tensione geopolitica globale che crea molta incertezza”, ha testimoniato al Quotidiano il CEO Nicola Tettamanti. Questo “frena gli investimenti dei nostri clienti e quindi a nostra volta abbiamo un calo della produzione. Diversificare e cercare nuovi clienti nel contesto globale quando c’è così tanto protezionismo e così tanta tensione diventa sempre più complicato”.
Ciononostante, “come azienda tecnologica dobbiamo restare al passo con i tempi”. Vengono quindi magari “posticipati investimenti di dimensioni elevate, ma si cerca comunque di lavorare su efficienza e automatizzazione di processi che ci permettono di diminuire i nostri costi operativi”.
Fra gli ostacoli, anche la forza del franco, “che all’acquisto piò essere un vantaggio, ma alla vendita diventa un problema”.






