Dopo un dibattito che si è trascinato per più di due ore, il Gran Consiglio ha approvato, parzialmente, due iniziative parlamentari presentate dai leghisti Fabio Badasci, Michele Foletti e Sabrina Aldi che chiedevano di permettere una risposta orale alle interpellanze in aula da parte del Governo solo agli atti giudicati urgenti dall'Ufficio presidenziale, con l'obiettivo di non ingolfare i lavori parlamentari ed evitare abusi dovuti alla ricerca di una visibilità anche mediatica da parte dei granconsiglieri.
Negli ultimi anni il numero delle interpellanze è aumentato: nel 2015 erano 20, lo scorso anno 184. Ma alcuni deputati hanno ritenuto che regolamentarne troppo l'uso finisca per togliere ai partiti di minoranza che non fanno gruppo uno strumento per poter fare politica.
Secondo quanto deciso dal Parlamento quindi, per ottenere una risposta orale in seduta, un'interpellanza dovrà essere ritenuta urgente da parte della maggioranza dell'Ufficio presidenziale. Quelle non ritenute urgenti saranno invece trasformate automaticamente in interrogazioni cui il Consiglio di Stato dovrà rispondere per iscritto.

Scontro in Gran Consiglio sulle interpellanze
Il Quotidiano 22.02.2021, 20:00






