Un servizio di traduzione a distanza, effettuato sfruttando il telefono, per comunicare in modo più efficace con i migranti che giungono alla frontiera. Questa, in sintesi, è una delle misure che Berna sta valutando di introdurre a supporto delle guardie di confine.
Una prima fase di test è iniziata in queste settimane a Chiasso. Al vaglio dell'autorità federale vi è anche il metodo di comunicazione, che sfrutta supporti video, elaborato coinvolgendo la SUPSI.
Si tratta di un progetto pilota che la Confederazione si riserva ancora di valutare, precisa ai microfoni delle CSI Patrick Benz, capo specialista in ambito migratorio del Comando guardie di confine di Berna. Un progetto che potrebbe essere utilizzato per abbattere le barriere linguistiche, anche in vista di un possibile aumento degli arrivi nei prossimi mesi ai valichi.
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