Oltre due ore e mezza di discussione: dopo due anni di lavoro e un rapporto di oltre 200 pagine ( già presentato ), il Gran Consiglio ticinese ha dibattuto oggi, martedì, del risultato del lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Sezione della logista (CPIL) istituita sull’onda del caso CHIT. E in aula non si sono lesinate critiche al lavoro della commissione.
“Lo sappiamo. Il cervello emotivo decide prima di quello razionale e ciò ha influenzato l’evolversi di questo poco edificante capitolo della politica cantonale”, ha esordito il capogruppo del PLR Christian Vitta . “La commissione, pur continuando a cercare, non ha trovato disfunzioni di rilevanza politica o penale, e questo è l’aspetto positivo”, ha sottolineato Vitta prima di mettere in evidenza alcune lacune: “nell’analisi (della CPIL) si è persa di vista la parte della manutenzione e dell’approvvigionamento”. Inoltre, si è posta troppa attenzione sui lavori al Palazzo delle Orsoline: “un po’ di acume politico avrebbe imposto di scegliere un altro edificio di maggior interesse per l’opinione pubblica”.
“E’ risaputo che l’amministrazione condiziona pesantemente l’agire del Consiglio di Stato e qui ne abbiamo avuto un esempio lampante”, ha spiegato Attilio Bignasca (Lega) prima di attaccare a sua volta il lavoro della commissione. “Se si vuole trovare la famosa pistola fumante (favoritismi alle imprese, ndr) bisogna farsi una domanda: chi ha tratto vantaggio dalle disfunzioni della Logistica? Nel rapporto non lo si dice. Leggendo tra le righe si intuisce qualcosa, ma ormai l’inchiesta è finita”. Si è trattato di un’indagine “improvvisata”, ha rincarato la dose Bignasca, biasimando la scelta delle persone interrogate: “si sono sentite l’ex consigliera di Stato Marina Masoni e l’attuale responsabile del DFE Laura Sadis solo per dare al tutto un tono di serietà”.
Fiorenzo Dadò (PPD) ha posto l’accento sulla figura di Massimo Martignoni, l’ex caposezione della Logistica: “era o non era colpevole di qualcosa? E se sì, di cosa?”. “Questo Parlamento ritiene di poco conto il fatto che al direttore di una sezione così importante gli si fa levare le tende con il pasto ancora in bocca, salvo poi doverlo rincorrere tra Piazza della Foca e la Collegiata con un grosso valigione di centinaia di bigliettoni di risarcimento? Da quando in qua si licenzia un funzionario in questo modo per poi risarcirlo con i soldi del contribuente senza che nessuno ne risponda politicamente?”, ha chiesto polemicamente Dadò.
La capogruppo del PS Pelin Kandemir Bordoli si è concentrata sull’esito dell’inchiesta della commissione: “la nostra impressione è che le regole interne all’amministrazione ci sono, ma che spesso vengono aggirate. Nella Logistica ognuno faceva per sé, creando situazioni opache e confusione”, ha rilevato. “Nel rapporto non ci sono elementi che fanno pensare ad un tornaconto personale. Restano però evidenti i problemi di fondo. Finalmente è stato avviato un processo di riorganizzazione”, ha sottolineato poi Kandemir Bordoli, chiedendo che si proceda in tempi brevi e sostenendo la misura proposta dalla CPIL di istituire un architetto cantonale.
Le bordate sono in seguito giunte, come era prevedibile, durante l’intervento di Sergio Savoia (Verdi). E nel mirino è finito in particolare il presidente della commissione Carlo Luigi Caimi. I due, lo ricordiamo, sono stati protagonisti di denunce incrociate finite in nulla. Savoia, in aperta polemica, aveva inoltre lasciato la commissione assieme a Marco Chiesa. “La pistola fumante non è stata trovata anche perché dipende da come la si cerca e da dove la si cerca: nei gabinetti delle Orsoline non c’era”, ha detto Savoia. E poi: “con la metodologia usata dalla commissione non si sarebbe trovato neanche un cannone fumante. C’è stata la totale incapacità di distinguere i livelli, tra i dettagli più insignificanti e l’immagine d’insieme. Si è proceduto con un ritmo analogo a quello della deriva dei continenti, mancando macigni ma sezionando pietruzze”. Savoia ha infine sintetizzato così il risultato dell’indagine: “un gigantesco spreco di carta e di tempo costato 380'000 franchi”.
Dopo Savoia ha preso la parola Marco Chiesa (UDC), che con l’esponente ecologista era stato tra i promotori nel 2012 della richiesta di istituire una commissione d’inchiesta. “L’UDC biasima il rapporto ciclopico della commissione, che ha reso miglior servizio al suo zelante presidente che alla collettività”. Certe conclusioni sono “la fiera del qualunquismo”, ha aggiunto, e ci sono state “indagini non richieste, come quella sull’uso dei parcheggi delle Orsoline”.
“Non sono qui per giustificarmi”, ha chiarito subito Carlo Luigi Caimi , presidente della Commissione d’inchiesta sulla Logistica. In un intervento dai toni pacati ha sottolineato che “le decisioni su come procedere sono state sempre prese comunemente. Sono state buone scelte, fatte quando c’erano ancora tutti i sei membri della commissione”. “Abbiamo lavorato gomito a gomito con il Ministero pubblico: se c’era qualcosa di rilevante sarebbe emerso”, ha aggiunto il deputato del PPD, sottolineando che dalla commissione non bisognava aspettarsi risposte politiche.
Dopo Caimi hanno preso la parola anche gli atri tre membri “superstiti” della commissione: Fabio Badasci (Lega), Nicola Brivio (PLR) e Saverio Lurati (PS). Quest’ultimo ha rilevato polemicamente che “le uniche note di apprezzamento per il contenuto del rapporto sono giunte dalla capogruppo del mio partito e dalla consigliera di Stato Laura Sadis. Di fatto i colleghi di PLR, Lega e PPD sono stati mollati dai loro gruppi”. “E’ una cosa che fa paura – ha aggiunto Lurati – perché mi chiedo se qualcuno ha qualcosa da nascondere, se qualcuno ha degli scheletri nell’armadio che potrebbero uscire in un secondo tempo”.
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CSI 18.00 - Il servizio di Sharon Bernardi
RSI Info 11.03.2014, 19:17
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Parte dell'intervento di Carlo Luigi Caimi (presidente CPIL)
RSI Info 11.03.2014, 19:01
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Parte dell'intervento della consigliera di Stato Laura Sadis
RSI Info 11.03.2014, 19:01
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