A Bellinzona è stato presentato oggi, giovedì, il primo rapporto del gruppo di lavoro “Migrazione e diversità”, istituito dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) nel 2024 con l’obiettivo di definire un approccio condiviso nella lotta al razzismo. Un impegno che non riguarda soltanto la scuola, ma si estende anche agli ambiti culturale e sportivo.
Dal primo anno di attività emerge un quadro nel complesso positivo, ma non uniforme. In Ticino, infatti, le iniziative per contrastare razzismo e discriminazione non mancano, tuttavia risultano spesso frammentate e prive di un coordinamento comune. È questa, in sintesi, la principale conclusione del lavoro avviato su impulso della direttrice del DECS Marina Carobbio.
A confermarlo è la presidente del gruppo di lavoro, Chiara Orelli Vassere, secondo cui negli ultimi anni sono state sviluppate numerose iniziative importanti, ma in modo disomogeneo. Tra i temi centrali individuati dal rapporto vi è soprattutto la formazione del personale scolastico. Non basta, osserva, saper intervenire quando si verifica un episodio di razzismo: è fondamentale anzitutto essere in grado di riconoscerlo, anche attraverso l’uso di un linguaggio corretto e consapevole.
Le prime piste di intervento indicate dal rapporto vanno in questa direzione. Si propone di rafforzare la formazione continua dei docenti, di elaborare linee guida condivise per la gestione degli episodi di razzismo nelle scuole, di sostenere progetti strutturali anziché limitarsi a iniziative sporadiche e di promuovere una carta etica comune per tutti gli istituti scolastici ticinesi. Secondo Orelli Vassere, un documento di questo tipo è ancora oggi necessario perché persiste il rischio di minimizzare certi episodi o di preferire il silenzio. Fissare in modo chiaro valori e principi condivisi, sottolinea, rappresenta anche una forma di giustizia nei confronti di chi subisce discriminazioni: vedere riconosciuta la propria sofferenza attraverso una condanna esplicita di comportamenti intollerabili è un segnale importante, tutt’altro che anacronistico.
Il rapporto si inserisce in un contesto in cui il razzismo, anche in Svizzera, continua a manifestarsi in forme strutturali, spesso non intenzionali e per questo ancora più difficili da individuare e combattere. Su questo aspetto richiama l’attenzione Nora Bardelli, antropologa del Polo nazionale di ricerca per gli studi sulla migrazione di Neuchâtel. Bardelli ricorda che diverse ricerche hanno dimostrato come molte discriminazioni avvengano in modo inconsapevole. In questo senso, una carta etica può rivelarsi uno strumento utile, perché la sensibilizzazione costituisce il primo passo per far emergere pregiudizi impliciti spesso invisibili a chi li mette in atto. L’antropologa cita, a questo proposito, alcuni studi realizzati all’Università di Neuchâtel.
Conclusa questa prima fase di analisi, nei prossimi mesi il Dipartimento approfondirà le modalità di intervento proposte dal gruppo di lavoro. L’obiettivo è arrivare alla definizione di misure concrete ed efficaci, capaci di rendere più coerente e incisiva l’azione di contrasto al razzismo nei settori scolastico, culturale e sportivo del cantone.










