Ticino e Grigioni

Quanto costa alla Svizzera la discriminazione? “Fino a 35 miliardi”

Parte da questo dato la Settimana contro il razzismo 2026, dedicata quest’anno alla gestione della diversità nel mondo del lavoro - In media lo stipendio di uno straniero è del 24% più basso di quello di uno svizzero

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Il prezzo della discriminazione

Il Quotidiano 21.03.2026, 19:00

Di: Il Quotidiano - Camilla Contarini / M. Ang. 

“Vorrei iniziare con una domanda apparentemente semplice: quanto costa la discriminazione? La discriminazione nel mondo del lavoro è una perdita di potenziale. Significa persone che non possono sviluppare pienamente le proprie competenze. Persone costrette a lavorare al di sotto delle loro qualifiche, persone ostacolate in modi diversi al momento dell’assunzione, nelle carriere. Vittime anche di disparità salariali non spiegabili”, così Michela Trisconi, delegata cantonale all’integrazione degli stranieri.

In Svizzera la discriminazione può costare fino a 35 miliardi di franchi, secondo la stima della delegata cantonale all’integrazione. E il mondo del lavoro è il contesto in cui avviene, nella maggior parte dei casi, il 52%.

“Io rappresento un settore che esporta oltre l’80%, quindi un settore aperto a livello internazionale, dove questi temi piano piano sono già entrati nei discorsi aziendali. Avremo sempre meno manodopera a disposizione, quindi è necessario veramente potenziare questi discorsi e anche altri”, dice alle telecamere del Quotidiano della RSI Stefano Modenini, direttore dell’Associazione Industrie Ticinesi.

Invecchiamento demografico e calo delle nascite rendono l’integrazione non più solo una scelta ma una necessità per il mercato del lavoro. Un caso virtuoso è l’Ikea, che nel proprio organico di 3’500 dipendenti, conta 103 nazionalità diverse e 310 rifugiati. “Il nostro obiettivo economico è quello di soddisfare la maggior parte delle persone, quindi c’è una forte diversità anche nel nostro gruppo di clienti. E avere una diversità interna significa specchiarci nella società che poi serviamo. E questo ha un beneficio indubbiamente economico”, dice Stefano Santinelli, Employee Experience Manager Ikea. L’integrazione, insomma, è una scelta strategica aziendale. “Viviamo sicuramente i valori nel momento in cui assumiamo le persone dall’esterno. Dopodiché abbiamo un codice di condotta dove tutte le persone della nostra organizzazione vengono formate annualmente. Sulla discriminazione, ad esempio, abbiamo zero tolleranza”.

A dimostrare quanta strada resti da fare un dato su tutti: in media lo stipendio di uno straniero è del 24% più basso di quello di uno svizzero.

“Lavoriamo alacremente per cercare di sensibilizzare da un lato i lavoratori o possibili vittime di razzismo rispetto ai loro diritti e come comportarsi in altre situazioni e come agire. E dall’altra parte cerchiamo di lavorare anche con le associazioni datoriali per cercare di elaborare anche dei documenti che possano portare a una maggior sensibilizzazione nelle aziende rispetto al tema del razzismo e delle discriminazioni razziali”, spiega Igor Cima, segretario sezione Sopraceneri UNIA.

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