Testimonianza

Lupo, “Così non va, mollo tutto” 

Maurizio Minoletti dell’Alpe Rompiago, giunto al limite della sopportazione dopo 7 anni: “Decimato un terzo del gregge” – APTdaiGP lancia “l’allarme Sottoceneri”

  • 21 September 2023, 16:31
  • 6 November 2023, 13:58
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L'alpe Rompiago in una foto d'archivio

  • TI-Press
Di: SEIDISERA-Robbiani/dielle

Quando il lupo spinge a gettare la spugna. La presenza sempre più diffusa del predatore anche in Ticino continua a tener banco e, se ieri (mercoledì) si è parlato del progetto ticinese che mira a proteggere le greggi grazie all’utilizzo di feromoni, oggi vi proponiamo la testimonianza di Maurizio Minoletti, un noto agricoltore, che ha deciso di gettare la spugna, di vendere gli animali, lasciare l’Alpe Rompiago - nei pressi del Monte Bar - e di abbandonare la professione. E in Ticino sono in tanti i contadini che stanno facendo la stessa scelta. 

SEIDISERA del 21.09.2023: Quando il lupo ti fa gettare la spugna

  • RSI
  • 21.09.2023
  • 16:51

Minoletti gestisce l’alpe Rompiago da 7 anni ed è un personaggio molto noto nell’ambiente, anche perché il Monte Bar è un luogo molto frequentato dai turisti. Ma Minoletti ha deciso di lasciare, di cambiar vita. Colpa soprattutto delle predazioni. 

“Purtroppo in questa zona la pressione dei lupi aumenta di anno in anno. Siamo partiti con 5 o 6, ad oggi siamo più o meno sui venti esemplari. In tutto quest’anno sono stati uccisi 12 animali, altri 5 sono stati feriti. Complessivamente nei sette anni siamo a oltre 50 capre predate e otto pecore, circa un terzo del gregge. Finché ne trovi uno morto e mangiato ti fa male, però ci sta. Quando cominci a vederli con 15-16 morsicature e ancora vivi, quello fa malissimo”. 

Minoletti conferma poi di conoscere molti colleghi che stanno pensando di abbandonare il mestiere come lui, “anche perché ti senti davvero abbandonato da tutti”.

In questi anni l’allevatore ha provato a proteggere i suoi animali: “Noi abbiamo i cani da protezione da 15 anni. Purtroppo però, quando i lupi sono così numerosi riescono a distogliere l’attenzione dei cani e a predare comunque le capre. Il maschio pesa circa 56 chili ed è un pastore dei Pirenei, ma l’anno scorso è stato morsicato dai lupi sulla schiena ed era completamente aperto. E sottolineo che noi siamo tra quelli fortunati qua in zona, i nostri vicini di Alpe, nell’ultima predazione credo che abbiano perso 13 capi in una notte… Ormai questi episodi non vengono neanche più scritti dai giornali o riportate dai media”. Con i cani da protezione Minoletti ha poi avuto anche problemi di convivenza con i turisti, con alcuni ciclisti “poco rispettosi” che sono stati morsi. 

La scelta di lasciare l’alpe e di lasciare il mestiere, è per Maurizio molto dolorosa: “Penso che a lungo andare quelli che riusciranno a sopravvivere in questi anni un qualche segnale positivo lo vedranno. Il punto è quanti riusciranno a sopravvivere fino ad allora. Sono sette anni che sono in questo alpeggio, ma sono 18 anni che facciamo questo lavoro. Ed è durissima, non vediamo un futuro, è impossibile”.

E cosa farà quindi ora Maurizio Minoletti? “Probabilmente prenderemo un grotto”, conclude non senza amarezza. 

APTdaiGP: “In Capriasca e Val Colla la più alta concentrazioni di lupi del Ticino”

E proprio oggi, l’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori (APTdaiGP) ha denunciato “la disastrosa situazione dell’allevamento nel Sottoceneri a causa del lupo”. In un comunicato l’associazione spiega che a dispetto del sentire comune, i problemi causati dal lupo riguardano anche e soprattutto il Sottoceneri. 

“Nel distretto di Lugano (più la vicina Val Morobbia) e in particolare nella Capriasca e in Val Colla, secondo i dati pubblicati dal KORA, vi è la più alta concentrazione di lupi di tutto il Ticino: negli anni 2020 – 2023 (fino a febbraio) in questa zona sono stati identificati, tramite il DNA, 16 nuovi lupi (di cui 9 maschi e 7 femmine), ossia il 37% di tutti i lupi identificati nello stesso periodo in Ticino!” si legge nel comunicato. L’associazione cita poi anche gli attacchi avvenuti nel Mendrisiotto, sugli alpeggi del Monte Generoso. Citando la scarsa efficacia delle misure di protezione (aziende piccole e zone troppo turistiche per i cani, recinzioni inadeguate per morfologia e presenza di ungulati), APTdaiGP lancia quindi l’allarme, che si aggancia alla testimonianza riportata sopra: “Alcuni allevatori hanno cessato la loro attività e hanno venduto tutti i loro animali; altri sono scoraggiati sia per l’imminente autunno (con il libero pascolo a rischio) sia per il loro futuro. Si sentono dimenticati da tutti e non riescono più a pensare a una soluzione concreta del problema. Come dare loro torto!” conclude la nota. 

SEIDISERA del 21.09.2023 - La testimonianza di Marco Gazzola, aggredito da tre cani pastore in Leventina

  • keystone
  • 21.09.2023
  • 16:05

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