I due 34enni, un kosovaro e un’italiana residenti a Maroggia, riconosciuti colpevoli di aver favorito l’entrata illegale in Svizzera di cittadini stranieri, erano già stati condannati dalla giustizia ticinese con un decreto d’accusa lo scorso anno, per fatti legati alla maxi inchiesta della Direzione antimafia di Palermo e di cui si è riferito martedì.
Risultano tra le 17 persone indagate in Italia, poiché implicate in due bande che organizzavano viaggi di persone irregolari dai Balcani verso la Svizzera e la Penisola. L’organizzazione trafficava pure armi e riciclava denaro, oro e diamanti. Secondo le oltre 500 pagine dell’inchiesta, di cui la RSI ha potuto visionare le carte, il 34enne sarebbe una persona di fiducia del capo banda.
La coppia è stata contattata dal gruppo e coinvolta nelle sue attività dopo che, nel marzo dello scorso anno, venne fermato a Ponte Cremenaga un furgoncino con a bordo 11 persone prive di documenti. Un fermo, lo ricordiamo, che aveva portato al ritrovamento nell’appartamento dell’autista del veicolo, un cittadino kosovaro, di tre permessi di soggiorno falsi. In quelle stesse ore, infatti, il capobanda chiamò dall’Italia l’amico a Maroggia per chiedere di recuperare a Como “due suoi cugini”, rimasti bloccati in Italia - appunto - in seguito all’operazione delle autorità ticinesi, e di portarli a Lucerna. L’uomo accettò e affidò l’operazione alla fidanzata, in possesso di un’automobile con i vetri oscurati.
Il 34enne, come si legge nelle carte, avrebbe contribuito all’ingresso in Svizzera anche di un “pericoloso trafficante di armi”.
CSI/sulma





