Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha respinto il ricorso di un uomo originario della Bosnia Erzegovina che, con la moglie e i due figli era giunto in Ticino nel 2012 dove aveva depositato domanda d’asilo.
Il cittadino bosniaco aveva dichiarato di esser stato membro del partito socialdemocratico della Bosnia Erzegovina (all’epoca formazione di minoranza) e per questo di essere perseguitato da un capitano della polizia locale. L'ostilità di quest'ultimo lo avrebbe anche fatto espellere dall’accademia di polizia. Denunciata la situazione in patria, l’alto funzionario e i suoi colleghi hanno minacciato più volte il richiedente e la sua famiglia fino al punto di impedire alla donna, in occasione di un controllo della circolazione, di raggiungere l'ospedale in tempo.
La versione del richiedente l'asilo non ha convinto l’Uffico federale della migrazione che ha giudicato "illogico" il racconto dei migranti respingendo la loro richiesta e disponendo il rientro in patria. L'appartenenza politica del ricorrente non è dimostrata e non risultano cariche politiche di rilievo, ha spiegato Berna. La decisione è stata confermata dal TAF, al quale la famiglia aveva ricorso. I genitori e i figli dovranno quindi lasciare la Svizzera.
Red.MM








