Ticino e Grigioni

Negozi e orari di apertura: il dibattito

La sindacalista Chiara Landi e la presidente dei commercianti di Bellinzona Chiara Pagliari a confronto, in attesa che il Gran Consiglio si esprima su maggiori liberalizzazioni

  • 17 October 2022, 05:04
  • 18 August 2023, 05:35
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SEIDISERA del 16.10.2022: il servizio di Francesca Calcagno

Di: SEIDISERA/Red.MM

Gli orari di apertura dei negozi tornano a far discutere. Da una parte c’è chi chiede in Ticino una maggior liberalizzazione del settore, dall’altra chi si oppone a tutela dei lavoratori. Il Gran Consiglio, probabilmente già oggi, discuterà un’iniziativa targata Partito liberale radicale che chiede di portare da tre a quattro le domeniche dell’anno nelle quali i negozi possono restare aperti, di estendere l’orario di apertura alle 19.00 e, punto centrale, di aumentare il numero dei negozi che hanno diritto alle deroghe previste per le località turistiche con un’estensione della superficie da 200 a 400 metri quadrati.

Su questi aspetti si esprimerà la politica. Nel frattempo, SEIDISERA ha messo a confronto alcuni protagonisti del settore: il sindacato UNIA e i piccoli commercianti, rappresentati rispettivamente dalla sindacalista Chiara Landi e da Claudia Pagliari, presidente dei commercianti di Bellinzona.

“Sono d’accordo con questa iniziativa – ha dichiarato Claudia Pagliari –. I commercianti dovrebbero avere la possibilità di tenere aperto quando meglio credono, a seconda delle loro esigenze, magari in occasione di eventi straordinari nella loro città. Non sono d’accordo invece di tenere sempre aperto: non ha senso se non c’è affluenza”.

Le fa quindi eco la sindacalista: “Noi siamo sempre stati contrari alle liberalizzazioni degli orari di apertura: riteniamo che questo vada a discapito delle condizioni di lavoro degli impiegati di un settore dove già si notano peggioramenti, con continue pressioni e ritmi di lavoro insostenibili”.

Le condizioni di lavoro sono quindi sempre al centro del dibattito su questo tema. I commercianti sono già in difficoltà: sarà quindi possibile garantire condizioni di lavoro corrette se l’iniziativa dovesse passare? “I piccoli negozi vengono spesso gestiti dagli stessi proprietari che potrebbero dover lavorare di più, magari assumendo un aiuto per la settimana – spiega Pagliari – La precarietà purtroppo c’è anche per gli stessi proprietari dei negozi: la situazione cambia continuamente, non si possono fare programmi a lungo termine. A parte alcuni casi, non accuserei sempre i datori di lavoro: loro stessi a volte vivono condizioni inimmaginabili”.

La flessibilità, sostengono i commercianti, è necessaria se si vogliono tenere aperti i negozi e mantenere posti di lavoro, anche a causa della concorrenza italiana e della crisi energetica. Perché non andare loro in contro? L’attuale legge, risponde la sindacalista di UNIA Chiara Landi, “permette già una totale e generalizzata possibilità di apertura per i piccoli commerci. Il problema è che queste modifiche mirano a raddoppiare le superfici di vendita che potrebbero restare aperte in modo indiscriminato, sette giorni su sette, dalle 6 del mattino alle 22.30 per undici mesi all’anno nelle zone turistiche, che equivalgono ai due terzi del cantone. E questo avrà un impatto, non soltanto sui lavoratori. Noi riteniamo che questa norma avrà inoltre un impatto negativo anche sui piccoli commerci”.

Non è d’accordo la presidente dei commercianti di Bellinzona: “Molti pensano che quando i grandi magazzini sono aperti ci tolgano qualcosa, invece, aggiungono perché attirano una massa di persone che poi passerà anche dai nostri negozi”.

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