Di allenatori e di allenatrici, spesso, si parla quando le cose vanno male. Quando qualcosa non funziona. Quando sbagliano. La cronaca ancora oggi riferisce di casi di presunti atteggiamenti inappropriati nei confronti di atlete; casi sui quali si sta indagando.
Ma quali sono i confini dentro i quali chi allena deve stare? "E' importante non confondere il rigore e disciplina con il maltrattamento", spiega alla RSI Sara Flaction-Vanina, che è stata prima atleta d'élite nella ginnastica ritmica e poi per diversi anni allenatrice della Nazionale svizzera juniori in questa disciplina. "Il ruolo dell'allenatore è di motivare l'atleta, di spingerlo avanti. Purtroppo ci sono molti allenatori e allenatrici che riproducono quello che hanno vissuto come atleti, perché non hanno mai conosciuto altro".
E' qui che forse l'equilibrio si può rompere o spezzare.
E sui controlli durante le fasi di preparazione delle gare, Sara Flaction-Vanina afferma che la sua esperienza non è stata certo nel segno dello scambio e dei consigli: "Ho smesso qualche anno fa la mia attività in seno alla Federazione svizzera di ginnastica. Le persone che avrebbero dovuto controllarmi e consigliarmi sono coloro che hanno avuto i problemi di cui si è tanto parlato (le molestie venute alla luce al centro svizzero di Macolin ndr.). Nel mio ambito non c'è mai stata una figura che controllasse quel che avveniva in allenamento".
E poi gli allenatori e le allenatrici devono fare i conti con gli obiettivi che le rispettive Federazioni chiedono di centrare. Ancora Sara Flaction-Vanina: "C'è la pressione del risultato. Perché il risultato porta soldi e i soldi portano nuovi mezzi di allenamento, nuove strutture eccetera. E inoltre i preparatori tecnici in Svizzera devono competere con altri paesi in cui il rispetto degli atleti e delle atlete non è sempre garantito. Il mio shock più grande (ed è un’immagine che ho ancora davanti agli occhi) fu quando, da giovane atleta di ginnastica ritmica, mi trovai davanti la campionessa del mondo in carica: la sua allenatrice la prese a schiaffi perché sbagliò un esercizio. Lì (avevo 13 o 14 anni) mi resi conto che qualcosa non andava".






