Norma Cruz significa una vita dedicata alla lotta. Una lotta prima politica: fin da adolescente denuncia la dittatura militare che in quegli anni terrorizza il popolo guatemalteco. Nel 1980 entra nella formazione rivoluzionaria marxista Ejército Guerrillero de los Popres. Difende dal Nicaragua, dov’è esiliata, coloro che con la guerra hanno perso tutto.
Nel 1999 scopre che la figlia ha subito violenza sessuale da parte del patrigno. Da quel giorno dedica tutte le sue energie alla difesa dei diritti delle vittime di violenza, donne e bambini in particolare. La sua lotta si sposta così verso la difesa dei diritti della donna. Nel 2003 fonda Fundación Sobrevivientes (le sopravvissute), una fondazione che fornisce aiuto e protezione alle vittime di violenza, opponendosi fermamente all’impunità e al maschilismo che regna nel suo paese Natale.
Giovedì ha incontrato gli studenti del gruppo Amnesty Liceo 2 di Savosa, per ribadire l’importanza di opporsi alla violenza di ogni genere, in particolare quella sulle donne. Violenza fisica, sessuale e psicologica. “Voi siete giovani – ha detto loro – avete l’energia giusta per lottare e la creatività che permette di farlo nel modo più efficace possibile. Prendete posizione nella vita, perché tutti possiamo fare qualcosa.”
Ha ringraziato poi Amnesty International, che con la raccolta di firme Wrights for Rights, nel 2010, ha lanciato una campagna mondiale in suo favore. Perché essere un’attivista dei diritti umani come Norma significa essere una persona scomoda. Norma Cruz, la sua famiglia e altri membri di Sobrevivientes ricevono infatti intimidazioni e minacce di morte ogni giorno. Ma non mollano.
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Francesca Calcagno
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