I genitori e il fratello di Zelal e Yekta Pokerce devono tornare in Turchia: il rimpatrio è avvenuto oggi, mercoledì. Si tratta della famiglia curda la cui domanda di asilo era stata respinta dal Tribunale amministrativo federale nel 2024. Per i due fratelli Zelal e Yekta si erano mobilitati il mondo scolastico ticinese e parte della politica con raccolte firme e appelli anche al Consiglio di Stato.
L’arrivo della polizia a casa
Poco dopo le sette di mercoledì una decina di agenti della polizia cantonale si è presentata al loro domicilio a Riazzino e ha comunicato l’esecuzione dell’espulsione per i genitori e per il fratello di dodici anni. I genitori hanno avuto il tempo di raccogliere i loro effetti personali, come ha raccontato Zelal alla RSI.
In un attimo di confusione, il padre ha mandato il figlio più piccolo a scuola per non fargli assistere a quello che stava accadendo. Questa scelta ha però costretto in un secondo momento gli agenti ad andare a prendere il ragazzo direttamente a scuola. Ragazzo che qui in Ticino aveva intrapreso un percorso di presa a carico perché affetto da autismo.
Il volo per Istanbul e il rischio che il padre venga arrestato
I tre sono stati portati all’aeroporto di Zurigo e, scortati, sono stati imbarcati su un aereo di linea per Istanbul. La presenza della scorta si è resa necessaria dopo che un primo tentativo di rimpatrio non era riuscito.
A Istanbul, come affermato dalla figlia e dall’avvocato della famiglia, Immacolata Iglio Rezzonico, il padre rischierebbe l’arresto perché in Turchia è al momento sotto procedura penale per alcune vignette pubblicate online contro il presidente Erdogan. Una questione, questa, che non aveva però pienamente convinto il Tribunale amministrativo federale, che nella sentenza finale aveva ritenuto esserci troppa poca documentazione cartacea per confermare la pendenza penale in Turchia.
Un ricorso pendente per Zelal e Yekta
La domanda di asilo è stata trattata per l’intero nucleo familiare e tutti e cinque hanno ricevuto la decisione di espulsione della Segreteria di Stato della migrazione. Per Zelal e Yekta, però, si è aperta una seconda via con la richiesta del caso di rigore all’Ufficio della migrazione. Una prima richiesta è stata respinta ed è ora pendente un ricorso al Consiglio di Stato che dovrà decidere sulla questione.

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